Riparazione tissutale: al congresso CO.R.TE. riflettori accesi su “epidemia” di infezioni

Tre giorni di lavori a Roma, dal 9 all'11 marzo, con esperti di oltre 70 enti e Società scientifiche afferenti a decine di specialità mediche, da quelle chirurgiche a quelle di medicina interna, comunque interessate alla scoperta di nuove medicazioni e interventi per il trattamento delle ferite difficili

Piaghe, ulcere, ferite che non guariscono, si riaprono o non si chiudono proprio. Negli over 75 sono una vera e propria “epidemia” da trattare con le più avanzate armi messe a disposizione dalla ricerca scientifica: dalle medicazioni con l’argento alle ultimissime apparecchiature “biofotoniche”, capaci di tagliare le gambe al biofilm, il “bozzolo” autoprodotto dai batteri che costituiscono delle vere e proprie comunità organizzate per difendesi dagli effetti dei normali trattamenti antibatterici utilizzati nella terapia.

Quello della riparazione tissutale e del trattamento del biofilm infettivo legato all’età del paziente è uno dei temi cruciali al centro del VI Congresso CO.R.TE. -la  Conferenza italiana per lo studio e la ricerca sulle ulcere, piaghe, ferite e riparazione tissutale, presieduta da Nicolò Scuderi (direttore della I Chirurgia plastica e ricostruttiva dell’Università La Sapienza di Roma)  – in programma nella Capitale, al Palazzo dei  Congressi, da 9 all’11 marzo. Tre giorni di lavori con esperti di oltre 70 enti e Società scientifiche afferenti a decine di specialità mediche, da quelle chirurgiche a quelle di medicina interna, comunque interessate alla scoperta di nuove medicazioni e interventi per il trattamento delle ferite difficili. Obiettivo condiviso quello di valorizzare e rappresentare la ricerca, la didattica e le applicazioni cliniche-pratiche nel campo della riparazione tessutale a livello più vasto possibile e di creare momenti di incontro tra operatori sanitari, associazioni pazienti e istituzioni per meglio gestire le problematiche dei pazienti e per ottimizzare le risorse economiche a disposizione.

Un appuntamento di alto valore scientifico caratterizzato da un’elevata qualità dei relatori e da una profonda attenzione nella scelta delle tematiche da affrontare, ma in questa circostanza anche una messa a punto di quanto è cambiato negli ultimi anni il mondo del wound healing che si svolgerà congiuntamente al Congresso sulla formazione del giovane chirurgo promosso dalla S.P.I.G.C., società che unisce le nuove leve di tutte le specialità chirurgiche.

Ampiamente trasversale il programma dei lavori: medicina rigenerativa, percorsi assistenziali e linee progettuali per la cura delle ulcere cutanee, ricostruzioni microchirurgiche post oncologiche, trattamento delle ferite complesse, piede diabetico e così via.

A dare il là al congresso  proprio il tema dell’innovazione nella guerra al biofilm: tra i dispositivi citati da Scuderi una medicazione sterile  avanzata antimicrobica a base di argento, capace di distrugge batteri, lieviti e muffe presenti nel biofilm; una soluzione a base di acido ipocloroso che agisce da conservante, inibendo la crescita di microorganismi all’interno della soluzione e prevenendo la contaminazione delle ferite;  una soluzione acquosa di acido solforico che utilizza la caratteristica igroscopica dello zolfo per assorbire l’acqua contenuta nel biofilm essiccandolo e distruggendone così la spina dorsale. Una batteria di soluzioni cui vanno aggiunti anche i macchinari biomedici di ultima generazione che utilizzano la piattaforma biofotonica che sfrutta la proprietà di ri-modulare l’attività cellulare e la proprietà battericida della fluorescenza e dell’ossigeno.

Riparazione tissutale e medicina rigenerativa sotto la lente anche nell’intervento di Mauro Picardo,  direttore del Laboratorio di Fisopatologia Cutanea dell’Istituto Dermatologico San Gallicano di Roma, che nel suo intervento al Congresso illustrerà le nuove prospettive offerte dalle ‘terapie rigenerative’ nel trattamento di un più ampio ventaglio di patologie finora orfane di diagnosi e terapie (dal lichen sclero atrofico – malattia infiammatoria delle mucose genitali maschili e femminili- all’acne inversa o malattia di Verneuil, dolorosa patologia cronica, orfana di diagnosi e terapie), passando per l’uso delle staminali trasformate dai ricercatori dell’Istituto Besta di Milano in vere e proprie “fabbriche di farmaci” tramite l’uso di una matrice decellularizzata, senza innesto diretto sul paziente trattato.

Nell’approccio a 360 gradi del congresso anche le news sul nuovo trend per il trattamento delle lesioni ai tendini e ai legamenti basato sull’utilizzo di scaffold, ovvero impalcature, supporti in 3D realizzati con materiale sintetico (acido poliglicolico) o naturale (collagene) per ospitare la crescita di cellule adeguate, illustrato da Raoul Saggini, ordinario di Medicina fisica e riabilitativa della facoltà di Scienze dell’educazione motoria dell’Università di Chieti, e l’approfondimento sulle sostanze fitochimiche funzionali (arginina e glutamina, aminoacidi, le vitamine C  ed E, la glucosamina, la bromelina, la Centella asiatica e l’Aloe vera, tanto per itarne alcune) in grado di influenzare la guarigione delle ferite e la funzione immunitaria, tracciato da Giovanni Scapagnini, del Dipartimento di Medicina e Scienza per la Salute dell’Università del Molise.

Innovazione a tutto campo anche nell’intervento del presidente del Corso di Laurea di Tecniche di Laboratorio dell’Università ‘La Sapienza’ di Roma, Cinzia Marchese, volto ad accendere i riflettori sull’utilizzo di cellule staminali adulte per applicazioni di terapia cellulare avanzata, uno dei settori della medicina di maggior interesse. Tra gli esempi citati la realizzazione di mucosa vaginale autologa a partire dalle cellule isolate dalla biopsia del vestibolo vaginale in pazienti con Sindrome di Mayer Rokitansky Kuster Hauser (MRKH), caratterizzata da agenesia congenita dell’utero e della vagina in donne con sviluppo normale dei caratteri sessuali secondari e  cariotipo normale 46, affezione che  colpisce almeno 1 su 4.500 donne. Il trattamento d’elezione  consiste nella creazione di una neovagina con lembi di mucosa autologa ricostruita in vitro: un percorso che garantisce risultati ottimali e il superamento definitivo della menomazione e rappresenta un elemento d’eccellenza e unicità per il Policlinico Umberto I di Roma e che tuttavia resta scarsamente valorizzato. “Il Ssn non ha ancora messo a punto i Drg che quantifichino il valore del trattamento – spiega la Marchese – e questo rende le terapie con cellule staminali non remunerative e ne ostacola l’utilizzo, nonostante rappresentino in molti casi l’unica soluzione percorribile”.

Una introduzione al tema che fa da sfondo al tema della sostenibilità dell’innovazione, cruciale per Giorgio De Toma, direttore della cattedra di Chirurgia generale dell’Università La Sapienza di Roma, che in epoca di spending review auspica “la razionalizzazione della spesa, l’acquisto e l’utilizzo controllato delle nuove tecnologie solo in centri competenti , il rigido controllo delle indicazioni all’utilizzo”, come antidoto alle “aste al ribasso  dove la più bassa offerta economica diventa preponderante e prioritaria rispetto alla qualità o all’innovazione. Se non anche, qualche volta, alla sicurezza…”.