Tumore al seno e osteoporosi, un legame conosciuto ma l’attenzione alle ossa è ancora scarsa

Le donne italiane sono informate sulle conseguenze che la terapia adiuvante ormonale può provocare sulle loro ossa, ma il 43% non inizia alcun trattamento per prevenire l'osteoporosi

L’osteoporosi non è un problema legato solo all’invecchiamento della popolazione, sempre più spesso infatti colpisce donne giovani. Lo sanno bene le 250.000 italiane che ogni anno iniziano la terapia ormonale adiuvante dopo aver subito un intervento per tumore al seno. Ma essere consapevoli non è sufficiente: osteoporosi e fragilità ossea sono ancora poco trattate anche in via preventiva, soprattutto in questa tipologia di pazienti nonostante le raccomandazioni delle recenti Linee guida nazionali sia di Aiom-Associazione italiana di oncologia medica) che di Siommms-Società italiana dell’osteoporosi, del metabolismo minerale e delle malattie dello scheletro. Lo conferma un’indagine condotta da Onda, l’Osservatorio nazionale sulla salute della donna, svolta grazie al contributo incondizionato di Amgen, su un campione di 81 donne tra i 32 e gli 81 anni, affette da tumore alla mammella in terapia ormonale adiuvante con inibitori dell’aromatasi.

L’87% delle donne si dichiara consapevole e ben informata sul fatto che l’osteoporosi sia una possibile conseguenza della terapia con inibitori dell’aromatasi. Oltre la metà delle intervistate teme gli effetti negativi della terapia e l’osteoporosi è la conseguenza che spaventa maggiormente: ben 7 donne su 10 la citano ancora prima di un’eventuale inefficacia della terapia antitumorale. Importante il ruolo dell’oncologo che informa correttamente le sue pazienti nel 99% dei casi. Ma, nonostante questo, il 43% non inizia alcun trattamento per prevenirla e la percentuale sale addirittura al 76% tra le donne più giovani che, invece, necessiterebbero di più attenzione proprio per l’impatto potenzialmente maggiore delle fratture in termini sociali e di salute.

“Il tumore del seno colpisce oggi molte giovani donne. Alcune terapie a cui vengono sottoposte, però, danneggiano seriamente la salute delle ossa – spiega Francesca Merzagora, presidente di Onda – per questo abbiamo svolto l’indagine. Abbiamo constatato che le donne italiane sono informate sulle conseguenze che la terapia adiuvante ormonale può provocare sulle loro ossa, soprattutto grazie al ruolo proattivo dell’oncologo. È interessante sottolineare però che, mentre la maggior parte del campione over 50 assume farmaci per la salute delle ossa, tra le più giovani 4 donne su 5, non hanno mai assunto una terapia specifica. Tra le donne che non hanno ricevuto diagnosi di osteoporosi, 3 su 5 non assumono alcuna terapia per prevenirla. Inoltre, ben il 60% delle donne intervistate, di età inferiore ai 50 anni, dichiara di non aver mai effettuato esami per controllare la salute delle ossa (Moc/ultrasonografia) dopo l’inizio della terapia ormonale”.

La terapia di blocco ormonale induce una riduzione degli estrogeni che, oltre ad esercitare effetti positivi sul seno, accelera notevolmente il processo di distruzione dell’osso, aumentando di molto il rischio fratturativo delle pazienti. Per questo si raccomanda di iniziare una terapia per la fragilità ossea in concomitanza con l’inizio del trattamento con inibitori dell’aromatasi.