In un report Oms luci e ombre della sanità elettronica in Europa

Il Vecchio Continente ha fatto passi avanti: il 93% degli Stati ha reso disponibili investimenti pubblici per i programmi di sanità elettronica. Ma rimangono gap da colmare: l'health analytics e i big data sono ancora terreni poco esplorati, manca una supervisione delle app sanitarie e una policy per la telemedicina

Progressi tangibili sono stati fatti, ma la strada è ancora lunga perché le opportunità della sanità elettronica siano sfruttate appieno in tutta Europa e sia raggiunti gli obiettivi strategici del piano d’azione “Salute 2020”. In estrema sintesi è quanto emerge dal nuovo rapporto “Dall’innovazione all’attuazione: e-Health” redatto dalla regione europea dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. In diversi stati europei la tecnologia è già utilizzata per fornire servizi sanitari e migliorare la salute pubblica (come nel caso della cartella clinica elettronica) ma a mancare, in molti stati, è una forte legislazione e gestione della sanità elettronica, anche in materia di protezione legale. Il rischio, delinea il report, è di “perdere occasioni e generare inefficienze che possono mettere a repentaglio la vita delle persone e di aprire la eHealth allo sfruttamento commerciale senza che  le autorità pubbliche beneficino dei suoi vantaggi”.

In particolare l’health analytics e i big data sono gli ambiti con i potenziali inesplorati maggiori: solo sei  Paesi hanno una politica o una strategia nazionale per regolarne l’uso dei big data nel  settore sanitario e pochi hanno regolamentato l’uso da parte di compagnie private. “Se le autorità sanitarie pubbliche non entreranno in questo settore – sottolineano gli autori – le organizzazioni commerciali presto ne sfrutteranno il potenziale”. Un’altra area critica è rappresentata dalla regolamentazione delle applicazioni per mobile: il 73% degli Stati membri (33 paesi) non ha  un organo responsabile della supervisione regolamentare del  settore e della qualità, sicurezza e affidabilità delle app sanitarie, nonostante il loro uso diffuso. Inoltre il 38% degli Stati devono ancora sviluppare una  strategia dedicata alla telemedicina.

La sanità elettronica  “salva vite e soldi – commenta Zsuzsanna  Jakab, direttore regionale dell’Oms per l’Europa –  ma, nonostante alcuni esempi di progressi, il rapporto chiarisce che l’Ehealth non è adottata uniformemente tra le diverse regioni europee. Sono necessari maggiori investimenti per raggiungere i traguardi stabiliti dalla policy “Health 2020”. Ad oggi il  93%  degli Stati (42 nazioni)  ha reso disponibili investimenti pubblici per i programmi di eHealth. Gli strumenti più utilizzati sono i social media: l’81% degli Stati  riferiscono che le loro organizzazioni sanitarie li utilizzano  per promuovere messaggi di salute. Nonostante ciò, 81% degli stati ha dichiarato di non avere una  politica nazionale che ne regolamenti l’uso.