Sclerosi multipla: uso della risonanza aggiornato da un team guidato dal San Raffaele

L'aggiornamento delle guideline è stato pubblicato su The Lancet Neurology. Tra le novità: l’estensione e la generalizzazione dei criteri diagnostici, il coinvolgimento del nervo ottico nei criteri e l'inclusione della valutazione delle lesioni della sostanza grigia

Nuovi criteri d’uso della risonanza magnetica nella diagnosi e nella gestione dei pazienti con sclerosi multipla. L’aggiornamento delle linee guida, condotto da un gruppo internazionale di esperti clinici e di imaging coordinati dai ricercatori dell’Unità di Neuroimaging quantitativo dell’Irccs Ospedale San Raffaele, è stato pubblicato sulla rivista The Lancet Neurology.

Una delle novità principali introdotte nell’articolo è il coinvolgimento del nervo ottico – che può essere colpito in più del 30% dei pazienti già all’esordio della malattia – oltre alle quattro sedi tipicamente coinvolte dalla sclerosi multipla e contemplate negli attuali criteri diagnostici (periventricolare, sottocorticale, fossa posteriore e midollo spinale). “Abbiamo inoltre migliorato la definizione del coinvolgimento a carico delle regioni periventricolari – spiega  Mara Rocca, ricercatrice presso l’Unità di Neuroimaging quantitativo e co-autrice dello studio – e abbiamo incluso la valutazione delle lesioni della sostanza grigia che sono presenti in un’alta percentuale di pazienti anche con sindromi clinicamente isolate (circa il 40%) e che non si osservano in altre malattie neurologiche che possono richiedere una diagnosi differenziale rispetto alla sclerosi multipla”.

Altra novità è l’estensione e la generalizzazione dei criteri diagnostici. “Se fino a oggi le linee guida erano valide per popolazioni ben caratterizzate di pazienti con sindromi clinicamente isolate (adulti, europei o nordamericani) – delinea Massimo Filippi direttore dell’Unità di Neuroimaging quantitativo – i criteri proposti ora valgono anche per altri gruppi di pazienti, tra cui quelli con forme primariamente progressive di malattia, per i bambini di età superiore agli 11 anni e per le popolazioni asiatiche e dell’America latina, ampliando notevolmente lo spettro diagnostico”. Un altro aspetto ampiamente dibattuto degli attuali criteri diagnostici riguarda la distinzione tra lesioni sintomatiche e asintomatiche. I dati analizzati nelle nuove linee guida indicano come tale distinzione non sia di fatto necessaria, semplificando notevolmente l’approccio diagnostico. “Chiaramente lo sforzo per un’accurata diagnosi differenziale rimane un requisito fondamentale, soprattutto in presenza di sintomi o reperti di laboratorio (inclusa la risonanza magnetica) non caratteristici di sclerosi multipla” precisa la dottoressa Rocca.

L’imaging della sclerosi multipla “è un campo in continua evoluzione – conclude Filippi – non solo per le continue migliorie tecniche, ma anche per l’identificazione di nuovi meccanismi fisiopatologici alla base della malattia”.