Studio Ims Institute, con i biosimilari possibili risparmi fino a 110 mld entro il 2020

Trenta aziende sono coinvolte oggi nella ricerca di circa 56 nuovi prodotti, di cui la maggior parte sono biosimilari di infliximab, etanercept, rituximab e di adalimumab. Servono attività di educazione e incentivi per sfruttare a pieno le potenzialità del mercato, ma le politiche variano da paese a paese

Puntare sui biosimilari conviene. Entro i prossimi cinque anni, infatti, l’utilizzo di questi farmaci in Europa e negli Stati Uniti porterà a un risparmio pari a 56-110 miliardi di dollari per i servizi sanitari. Parola dell’Ims Institute for  Healthcare Informatics che, nell’ultimo rapporto “Delivering on the Potential of Biosimilar Medicines: The Role of Functioning Competitive Markets“, ha fotografato la situazione del mercato e le sfide ancora aperte.

Un settore sicuramente in forte fermento negli ultimi anni, con circa una trentina di aziende coinvolte attivamente oggi nella ricerca di versioni biosimilari di sedici differenti molecole, per un totale di 56 nuovi prodotti in studio. La maggior parte dello sviluppo è concentrata nella ricerca di biosimilari di infliximab, etanercept, rituximab e di adalimumab. Nei prossimi cinque anni i biosimilari competeranno con prodotti biologici originator che hanno vendite attuali annuali pari a 50 miliardi di dollari. Entro il 2020, inoltre, è prevista la perdita della copertura brevettuale di otto tra i maggiori farmaci biologici sul mercato per il trattamento delle patologie autoimmuni e per il diabete. “Aprendo il mercato alla competizione dei biosimilari – evidenziano gli autori – i sistemi sanitari potrebbe realizzare un risparmio pari al 30% del prezzo per trattamento giornaliero  rispetto agli originator”.

Perché questi prodotti possano “liberare” il loro potenziale, un ruolo fondamentale sarà svolto dell’educazione degli stakeholder e dalla previsione di incentivi per i produttori. Le politiche adottate in Europa però variano da paese e paese. Un esempio virtuoso messo in luce dal rapporto è quello della Germania che ha promosso attività di formazione degli operatori sanitari e misure per promuovere la prescrizione dei biosimilari. “Non tutti i mercati però sono pronti a beneficiare pienamente dell’imminente ondata dei biosimilari” ha dichiarato Murray Aitken, Ims Health senior vice presidente e direttore esecutivo dell’Ims Institute. Solo un approccio equilibrato che includa educazione dei medici, dei pazienti e dei payer inseme ad appropriati incentivi per clinici e produttori – conclude il rapporto – potrà assicurare che i benefici dei biosimilari vengano realizzati pienamente.