Gruppo di ricerca no-profit senese brevetta un nuovo vaccino antitumorale

Tspp brevettato da ricercatori dell'Università di Siena e dall'Azienda universitaria ospedaliera senese, è stato testato su 50 pazienti oncologici con risultati incoraggianti. Si tratta di un nuovo farmaco biologico attivo verso la timidilato sintasi, una molecola indispensabile per la crescita neoplastica

In principio era solo una buona idea. Ora un vaccino antitumorale in fase di sperimentazione clinica, ideato e brevettato da una un gruppo no-profit arrivato fin qui senza l’aiuto dell’industria farmaceutica. Si tratta del vaccino Tspp (Thymidylate synthase poly-epitope peptide) brevettato da ricercatori dell’Università di Siena e dall’Azienda universitaria ospedaliera senese. Finora Tspp è stato testato su 50 pazienti oncologici arruolati nella sperimentazione clinica TSPP/VAC-1 iniziata a maggio 2011. La prima fase dello studio, conclusasi in questi giorni, ha mostrato risultati incoraggianti, soprattutto nei pazienti con carcinoma del colon che in precedenza erano già stati sottoposti a tutte le terapie convenzionali. Il lavoro è stato pubblicato su Cancer Immunology Immunotherapy e Oncoimmunology.

“Si tratta di un nuovo farmaco biologico della classe dei vaccini antitumorali – spiega Maria Grazia Cusi, microbiologa dell’Università di Siena – diretto verso la timidilato sintasi, una molecola indispensabile per la crescita neoplastica. L’enzima è molto noto agli oncologi per essere il bersaglio bloccato da diversi chemioterapici, come il flurouracile e il pemetrexed. Le cellule tumorali però imparano rapidamente a difendersi da questi chemioterapici, aumentando semplicemente la produzione dell’enzima e permettendo così alle cellule maligne di sopravvivere e, alla lunga, di uccidere il paziente”.

Il vaccino Tspp se somministrato una volta al mese nel paziente oncologico, con una semplice iniezione sottocute, è in grado di attivare una reazione immune in grado di distruggere le cellule tumorali che esprimono alti livelli di timidilato sintasi, bloccando così la crescita neoplastica, Il farmaco inoltre, a differenza di tutti gli altri vaccini e farmaci immunologici ormai presenti nel mercato farmaceutico internazionale, è anche in grado di ripristinare la sensibilità delle cellule tumorali sopravvissute ai chemioterapici convenzionali, offrendo così ai pazienti un’ulteriore chance di cura.

“Quello che ci ha sorpreso di più, è stato il riscontro di una sopravvivenza media superiore ai 12 mesi in pazienti per i quali, in base ai dati della letteratura, la prognosi era nefasta a breve termine – osserva Luigi Pirtoli, direttore di area medica del Dipartimento oncologico dell’Aou Senese, uno dei ricercatori coinvolti nella sperimentazione – abbiamo quindi chiesto una verifica esterna della sperimentazione alla direzione aziendale, che ha supportato la richiesta. Due revisori esperti convocati per esaminare la documentazione, hanno infine confermato i risultati e hanno invitato i ricercatori a proseguire gli studi che hanno ormai una solida base scientifica e una continuità professionale di almeno quindici anni”.

“Questo è  un buon esempio di ricerca accademica applicata: è infatti la prima volta in Italia che un gruppo non profit caratterizza e brevetta un nuovo farmaco biologico e riesce a portarlo in sperimentazione clinica nonostante tutte le difficoltà, senza l’aiuto dell’industria farmaceutica” conclude Pirtoli. “A questo punto credo che sia necessario un vero e proprio salto di qualità, con la ricerca di potenziali partner nazionali e internazionali nonché di investitori che vogliano aiutarci a trasformare quella che era una semplice buona idea, in un vero e proprio farmaco antitumorale. È doveroso ampliare questa sperimentazione del vaccino, il cui brevetto, lo ricordo, è ancora in possesso dell’ateneo senese”.