Risultati positivi per sacubitril/valsartan nello scompenso cardiaco

L’associazione riduce il tasso di morte per cause cardiovascolari e di ricoveri ospedalieri per scompenso cardiaco, nei pazienti con frazione d’eiezione ridotta, considerati clinicamente stabili, senza precedenti di ricovero ospedaliero

scompenso cardiaco

Sono positivi i risultati della somministrazione di sacubitril/valsartan nei pazienti con con scompenso cardiaco con frazione d’eiezione ridotta, anche in condizioni di stabilità clinica e indipendentemente dalla terapia di base. A dirlo sono nuove analisi condotte sui dati dello studio PARADIGM-HF, il più ampio studio clinico finora realizzato sullo scompenso cardiaco, nel quale Entresto, questo il nome del farmaco sviluppato da Novartis, è stato confrontato – nell’ambito dell’attuale standard di cura – con l’ACE inibitore enalapril.

Nell’analisi un terzo dei pazienti è risultato clinicamente stabile – senza precedenti di ospedalizzazione per scompenso cardiaco o con un solo precedente remoto – ma non per questo esente dal rischio di andare incontro a un evento clinico serio. Il 20% di questa popolazione è stato infatti interessato da un evento di endpoint primario (morte per cause cardiovascolari o ospedalizzazione per scompenso cardiaco), e in particolare, nel 51% dei casi, si è trattato di morte per cause cardiovascolari. Il beneficio ottenuto con sacubitril/valsartan nei pazienti considerati clinicamente stabili è stato sovrapponibile a quello ottenuto nei pazienti meno stabili (cioè con un ospedalizzazione per scompenso cardiaco nei tre mesi precedenti l’ingresso nello studio). In entrambi i gruppi, i pazienti trattati con sacubitril/valsartan hanno mostrato una riduzione di almeno il 20% nel tasso di morte per cause cardiovascolari o di ospedalizzazione per scompenso cardiaco rispetto ai pazienti trattati con enalapril.

“Questa nuova analisi evidenzia che i pazienti con scompenso cardiaco non sono mai realmente stabili poiché per la maggioranza di loro la morte per cause cardiovascolari è stato il primo evento clinico. Non possiamo permetterci di attendere un aggravamento delle condizioni dei pazienti prima di prescrivere sacubitril/valsartan e poter offrire loro maggiori opportunità di vivere più a lungo e meglio”, ha affermato Vas Narasimhan, Global Head, Drug Development and Chief Medical Officer di Novartis. “Da questi dati emerge anche chiaramente che il trattamento con sacubitril/valsartan ha determinato una riduzione del 20% o superiore del tasso di morte per cause cardiovascolari o di ricovero ospedaliero per scompenso cardiaco in pazienti con frazione d’eiezione ridotta, inclusi i soggetti considerati clinicamente stabili e indipendentemente dalla terapia di base”.