Def 2016, Regioni in audizione: “Tagli difficilmente sopportabili”

I governatori chiedono, in vista della prossima legge di Stabilità, di aprire un tavolo "sull'effettiva sostenibilità dei tagli"

Pollice verso delle Regioni per il Def 2016. A non convincere, del documento di economia e finanza, sono i tagli, definiti dai governatori, oggi auditi in Commissione Bilancio di Camera e Senato, “difficilmente sopportabili, poco realistici nella tempistica e modalità” e che per questo chiedono, in vista della prossima legge di Stabilità, di aprire un tavolo “sull’effettiva sostenibilità dei tagli”.

“Le Regioni e le Province autonome ritengono indispensabile proseguire la relazione istituzionale con il Parlamento e con il Governo per definire, innanzitutto, sul bilancio pluriennale (2017-2018-2019), in vista della prossima legge di stabilità, un approfondimento sulla effettiva sostenibilità dei tagli che sono ritenuti difficilmente sopportabili”, si legge nel  documento approvato dalla Conferenza delle Regioni del 14 aprile, che l’assessore Massimo Garavaglia, coordinatore della commissione affari finanziari della Conferenza delle Regioni, ha illustrato nel corso dell’audizione che si è tenuta nella sala del mappamondo a Montecitorio.

Quanto ai risparmi derivanti dai costi standard per l’esercizio delle funzioni regionali (sanità; trasporti; ecc.), si sottolinea nel documento, “devono essere mantenuti all’interno del comparto Regioni per lo sviluppo degli investimenti e della competitività”.

Nella nota è illustrato nel dettaglio il contributo che nel corso degli ultimi anni hanno fornito le regioni e gli enti locali alla riduzione del debito, a tutto ciò, sottolineano le Regioni nella nota, “si aggiunge il risparmio a carattere permanente dell’applicazione delle regole del pareggio di bilancio già dal 2015, che le Regioni apportano come contributo alla finanza pubblica, e che dalla Relazione tecnica al ddl stabilità è quantificato in 1.850 milioni per il 2016, 1.022 milioni per il 2017 e 660 milioni per il 2018 e acquisito nei tendenziali di finanza pubblica (oltre al contributo sopra evidenziato prodotto dall’avanzo sul pareggio di bilancio)”.

Ecco perché “le Regioni ritengono di proporsi come destinatarie di una parte della flessibilità utilizzando parte delle risorse provenienti dall’aumento del deficit che nelle ultime manovre sono rimaste sostanzialmente nella disponibilità dell’amministrazione centrale. Questo nella considerazione che il Paese stia negoziando un ulteriore rinvio del pareggio di bilancio al 2019, al contrario degli enti territoriali. È necessario, quindi, che il Governo dedichi parte della flessibilità finanziaria richiesta all’UE a favorire gli investimenti nei territori al fine di dare più ampio respiro alla timida crescita economica”.

Infine “Le Regioni e Province autonome apprezzano molto che la Presidenza del Consiglio dei Ministri si sia fatta promotrice del DDL di modifica della legge 243/2012 approvato recentemente in CDM” e “propongono una fattiva collaborazione a tutti i livelli istituzionali a partire dal Parlamento sulla modifica della legge 243/2012 anche integrandone i principi con la disciplina con il d.lgs. 118/2011. E fra le tematiche più rilevanti le regioni segnalano “l’equiparazione nella definizione dei saldi del pareggio fra gli “enti territoriali” ed “enti non territoriali” con la possibilità di iscrivere l’avanzo vincolato” e “l’utilizzo del Fondo pluriennale vincolato”.

Il documento