Bpco: l’evoluzione della terapia è extra fine

Presentato oggi a Milano un farmaco prodotto da Chiesi che associa beclometasone dipropionato e formeterolo fumarato. Uno speciale device facilita l'uso e la diffusione di micro particelle inalatorie

La terapia della broncopneumopatia cronico ostruttiva (Bpco) moderata o severa fa uno scatto decisivo. A marzo scorso è stata approvata in Italia l’associazione a dose fissa tra beclometasone dipropionato (corticosteroide per inalazione) e formeterolo fumarato (broncodilatatore) prodotto da Chiesi Farmaceutici. La principale novità documentata dagli studi scientifici (Forward, 2014) riguarda la riduzione fino al 28% delle riacutizzazioni. Un risultato non da poco se si considera che a seguito di tali eventi la mortalità in sede ospedaliera arriva al 10%. Tra gli altri vantaggi attestati dalla letteratura figurano: il miglioramento della dispnea (studio Future, 2014), l’aumentata tolleranza allo sforzo fisico e la ridotta ostruzione delle vie periferiche (studio Carverley et al, 2010).
A tali evidenze scientifiche – come spiegato oggi a Milano nel corso di una presentazione alla stampa – contribuiscono in maniera decisiva l’ingegneria del farmaco e la tecnologia di delivery: le particelle inalatorie sono particolarmente piccole (formulazione extra fine) e il device concepito ad hoc (Modulite) produce uno spray (plume) più lento e perdurante, facilitando la coordinazione con l’atto inspiratorio da parte del paziente. L’importanza di tali fattori è stata spiegata da Alberto Papi, direttore della Clinica di malattie dell’apparato respiratorio dell’università di Ferrara, e da Francesco Blasi, ordinario di Malattie respiratorie all’università di Milano. “Per essere efficace – ha detto Papi – una terapia deve preferibilmente essere orientata alle piccole vie aeree, dove si concentra gran parte del danno e dell’infiammazione. Gli studi dimostrano che a pari quantità di farmaco erogato, più si riduce il calibro delle particelle inalatorie, più facilmente e con maggiore omogeneità si raggiunge il sito. Le vecchie formulazioni si fermano alle alte vie aeree, inducendo l’inutile e potenzialmente dannoso effetto sistemico degli steroidi, tanto più pericoloso se si considera che si tratta di una terapia a vita”. In aggiunta a ciò va sottolineato che la dose terapeutica del nuovo farmaco testata negli studi è molto inferiore a quella dei farmaci tradizionali.
Capitolo device. La facilità d’uso e il beneficio dato da una rapida broncodilatazione sono essenziali per l’aderenza alla terapia, soprattutto da parte del paziente anziano. “Gli inalatori sono un problema. Ne esistono moltissimi – spiega Francesco Blasi – e tanti non sono di facile uso. Il medico deve spiegare e soprattutto far vedere come si maneggiano: è stato dimostrato che se ciò accade, l’aderenza sale al 70%”. E l’aderenza, il coinvolgimento (empowerment) e la conoscenza della malattia da parte dei pazienti sono assolutamente vitali. Prosegue Blasi: “Il 54% degli italiani sa cos’è l’asma ma solo il 14% ha sentito parlare di Bpco, che è quindi sottostimata e anche sottodiagnosticata (il 60% dei malati nel mondo non sa di esserlo, n.d.r.). Eppure è noto che con un’aderenza alle terapie almeno dell’80% i pazienti raggiungono una buona sopravvivenza. Altrimenti c’è il crollo”. Per inciso, in caso di riacutizzazione la mortalità a due anni è del 20%. L’Oms stima che alla Bpco siano da ricondurre 3 milioni di decessi ogni anno nel mondo e che i pazienti siano 65 milioni. La prevalenza in Italia si aggira tra l’8% e il 12% della popolazione generale generale. Più a rischio i fumatori: si ammala il 20%-40%.