Positivi i risultati del vaccino pubblico-privato contro l’ebola

Nello studio di fase I il vaccino sviluppato da Janssen, Bavarian Nordic in collaborazione con enti pubblici ha mostrato una risposta anticorpale al virus, sul 100% dei volontari sani, con il regime “prime-booster” che ha dato una doppia risposta: anticorpi specifici e linfociti T  

Sempre più vicino il vaccino contro l’ebola. Dati positivi arrivano da uno studio di fase I condotto su un vaccino sperimentale contro l’Ebola, che ha sviluppato una risposta anticorpale al virus, sul 100% dei volontari sani ai quali è stato somministrato il prodotto e che è stata mantenuta fino a 8 mesi dalla vaccinazione. Il vaccino è frutto di un’alleanza pubblico-privato tra da Janssen (azienda farmaceutica del gruppo Johnson&Johnson) in collaborazione con Bavarian Nordic ed enti sanitari internazionali, e i risultati sono stati pubblicati su Jama, rivista dell’American Medical Association. “Oltre a essere stato ben tollerato – spiega J&J – il vaccino  è immunogenico, ovvero ha indotto una risposta immunitaria specifica anti-Ebola e doppia, cioè mediata sia da anticorpi sia da linfociti T”.

I ricercatori hanno valutato un regime vaccinale a 2 componenti sviluppate rispettivamente con tecnologia AdVac di Crucell Holland B.V., una della aziende farmaceutiche Janssen, e con tecnologia MVA-BN di Bavarian Nordic A/S. I volontari sani hanno ricevuto una dose iniziale come vaccino “prime”, per attivare la risposta del sistema immunitario, e successivamente una dose dell’altro prodotto come “booster”, per potenziare la risposta immunitaria.

Lo studio è stato condotto dall’Oxford Vaccine Group, Dipartimento di Pediatria dell’università di Oxford (Gb) su 87 volontari sani di età compresa fra 18 e 50 anni, arruolati nel Regno Unito dal dicembre 2014. La maggior parte dei pazienti sono stati randomizzati in cieco e hanno ricevuto vaccino o placebo, mentre ad alcuni è stato somministrato vaccino in aperto. Dei partecipanti randomizzati, il 97% ha prodotto anticorpi specifici anti-Ebola 4 settimane dopo la vaccinazione “prime” con AdVac. Inoltre, più della metà dei volontari che hanno ricevuto AdVac ha sviluppato linfociti T specifici contro il virus. Queste reazioni immunitarie sono state potenziate dalla somministrazione del “booster” MVA-BN, con la produzione di anticorpi specifici anti-Ebola nel 100% dei partecipanti 21 giorni dopo la dose booster, e la risposta dei linfociti T nel 79-100% dei partecipanti a seconda dell’intervallo di somministrazione. A 8 mesi dopo la somministrazione del vaccino prime il 100% dei volontari ha mantenuto anticorpi contro l’Ebola, e il 77-80% di chi ha ricevuto il regime vaccinale AdVac/MVA-BN ha mantenuto la risposta dei linfociti T indotta dal vaccino.

In origine, il regime vaccinale testato è stato scoperto nell’ambito di un programma di ricerca in collaborazione con i National Institutes of Health (Nih) americani, e i trial clinici sono sostenuti dai contributi concessi dall’Iniziativa europea in materia di medicinali innovativi (Imi) a un consorzio di istituti di ricerca leader a livello internazionale che collaborano con Janssen. Fra gli altri la London School of Hygiene and Tropical Medicine, l’università di Oxford e l’Istituto nazionale francese di sanità e ricerca medica (Inserm).

“I dati dimostrano che la risposta immunitaria iniziale attivata dal vaccino AdVac viene potenziata dal booster MVA-BN – riassume Matthew Snape dell’Oxford Vaccine Group, principale autore dello studio – producendo così un’immunizzazione che si mantiene nel tempo e che potrebbe offrire una protezione duratura nei confronti dell’Ebola nelle popolazioni a rischio”.

L’evento avverso più comune è stato il dolore nel punto di iniezione, di natura transitoria e di grado da lieve a moderato. Fra i partecipanti randomizzati è stata comunicata la presenza di febbre nel 5% di chi ha ricevuto AdVac, contro il 4,2% di chi ha ricevuto il placebo. Nel gruppo in aperto è stata riferita febbre nel 27% dei partecipanti. Tutti gli episodi febbrili si sono risolti entro 24-48 ore. Non è stato osservato alcun evento avverso serio correlato al vaccino.

“Questo studio offre un’importante conferma del concept della strategia vaccinale prime-boost contro questa malattia” conclude Yves Levy, Ceo di Inserm. “Inoltre, questi risultati indicano che il regime vaccinale può indurre 2 tipi di risposta immunitaria, anticorpale e cellulare, che assieme possono conferire protezione di lungo termine contro l’Ebola”.