Farmaci essenziali, necessaria una strategia globale per renderli accessibili

Dagli Enti di ricerca indipendente, le Università, le riviste scientifiche e la stessa Organizzazione mondiale della sanità, che nel 1977 ha stilato la prima Lista di farmaci essenziali, è necessario trovare una risposta per garantire a tutta la popolazione medicinali sempre più innovativi e costosi

Era il 1977 quando per la prima volta l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) stilò la Lista dei farmaci essenziali (Essential Medicines List, Eml). Una strategia nata con l’idea che una gamma selezionata di farmaci accuratamente selezionati potesse portare a una migliore cura della salute, una migliore gestione dei farmaci stessi e a una riduzione dei costi. Uno strumento insomma che avrebbe dovuto guidare i governi e le istituzioni di tutto il mondo nel selezionare i medicinali essenziali per soddisfare le esigenze sanitarie e la priorità della popolazione. Nel 2015 la Eml – aggiornata ogni due anni – è arrivata a includere 409 farmaci nella sua 19esima edizione, e 294 nella lista pediatrica, selezionandoli in base alla prevalenza della malattia, l’efficacia, la sicurezza e la qualità, e una valutazione dei costi e dell’efficacia in confronto ad altre alternative della stessa classe di farmaci. Molto però resta ancora da fare, soprattutto per garantire ai cittadini di tutto il mondo, dai paesi poveri a quelli più sviluppati, l’accesso ai farmaci più innovativi e anche più costosi. Sempre nel 2015 per esempio nella lista sono stati inclusi i nuovi farmaci antivirali ad azione diretta contro l’epatite C e numerosi farmaci oncologici, dal costo spesso insostenibile per i sistemi nazionali. Lo stesso Comitato selezionatore ha sottolineato l’urgenza di agire per promuovere un accesso equo a questi nuovi farmaci altamente efficaci, e ha raccomandato all’Oms di intraprendere azioni a livello globale per renderli più accessibili e convenienti. Nel caso dei farmaci contro l’epatite C inoltre, l’inserimento nella lista doveva servire a promuovere la competizione tra le alternative disponibili e permettere la selezione di regimi ottimali di trattamenti in combinazione. È chiaro perciò come alcuni dei farmaci considerati essenziali dal Comitato e inclusi nella Lista, siano in realtà efficaci ma economicamente insostenibili, e per questo è necessario lavorare su più fronti per migliorarne l’accesso.

Un aiuto per esempio potrebbe arrivare dalla ricerca indipendente, come ha ricordato Silvio Garattini, direttore dell’ Irccs Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri durante il convegno organizzato dall’Università di Milano in collaborazione con L’Oms, “Farmaci essenziali: la Lista Modello dell’Organizzazione Mondiale della Sanità”  svoltosi lo scorso 28 aprile a Milano. In Italia tra il 2008 e il 2012 il numero di studi no-profit è calato del 38%, e il paese ha raggiunto il 23esimo posto in termini di reclutamento di pazienti e il 30esimo per attrattività. “Ma almeno l’1% dei fondi dei sistemi nazionali dovrebbe essere dedicato alla ricerca indipendente – ha affermato Garattini – che ha il compito di rispondere a quelle domande che non interessano alle aziende farmaceutiche ma che sono di fondamentale importanza per la salute pubblica; di sostenere la trasparenza e la pubblicazione dei dati e di evitare bias negli studi clinici. Dietro l’approvazione di ogni nuovo farmaco dovrebbe esserci uno studio indipendente che ne dimostri l’efficacia”.

Un ruolo non da meno ha dunque anche la pubblicazione dei risultati dei trial clinici. “Spesso vengono pubblicati solo quelli positivi e omessi i negativi – ha sottolineato  Kay Dickersin, della Johns’ Hopkins University – negli studi clinici come nelle revisioni sistematiche vengono considerati solo alcuni outcomes. O ancora vengono soppressi i risultati delle revisioni sistematiche utilizzate per la realizzazione delle linee guida”. Importante in questo senso è anche il contributo degli editori delle riviste scientifiche così come le Università che sono fondamentali per lo sviluppo di farmaci essenziali.

L’accessibilità dei farmaci essenziali insomma dovrebbe essere sostenuta attraverso politiche che ne garantiscano la disponibilità senza restrizioni: accordi internazionali di cessione di licenza per la produzione di versioni generiche di farmaci sotto brevetto (medicines patents pool), registrazione di nuove molecole all’interno di programmi pubblici internazionali (global fund), nuovi sistemi, basati sul beneficio clinico e di salute pubblica, per definire politiche di accesso globale ai farmaci.