Contro i “superbatteri resistenti”, più appropriatezza e incentivi alla ricerca

Per gli esperti l’antibiotico-resistenza è “una delle sfide più urgenti di salute pubblica”. Ecco le priorità – dal punto di vista di istituzioni, comunità scientifica, pazienti e aziende farmaceutiche – emerse da un incontro organizzato oggi Roma

Adottare i principi della “antimicrobial stewardship”, ovvero l’appropriatezza nell’impiego degli antibiotici per ridurne l’abuso e “prolungarne la vita”. Prevedere incentivi concreti per lo sviluppo di nuove molecole, come negli Stati Uniti, dove il Governo ha stanziato per il 2016 circa 1,2 miliardi di dollari. Sono queste le priorità nella lotta all’antibiotico-resistenza secondo un panel di esperti riuniti oggi a Roma in occasione del corso di formazione “Batteri e antibiotici: scenari di un conflitto permanente” promosso dal master “La Scienza nella pratica giornalistica” dell’Università La Sapienza con il supporto di Msd Italia.

L’Italia si sta muovendo nella lotta all’antibiotico-resistenza: il rilancio della copertura vaccinale in calo e l’adozione di rigorosi protocolli di igiene negli Ospedali, saranno parte integrante del Piano Nazionale di contrasto all’antibiotico-resistenza coordinato dal ministero della Salute ed ispirato al piano di azione globale dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms). Ma sono molti i temi ancora oggetto di discussione. “Le istituzioni sono convinte che la diffusione di conoscenze e di informazioni corrette sia un presupposto essenziale per l’uso consapevole e appropriato degli antimicrobici – commenta Mario Melazzini, presidente dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) – il ministero della Salute, con il supporto di Aifa ed altri esperti, sta lavorando alla implementazione del Piano Nazionale. Al contempo, Aifa conduce un’intensa attività di informazione e sensibilizzazione sul tema attraverso i propri canali e strumenti istituzionali (portale, newsletter, social media) e iniziative di comunicazione specifiche rivolte agli operatori sanitari e alla popolazione generale”. Secondo Francesco Paolo Maraglino, direttore dell’Ufficio V della direzione generale della Prevenzione del ministero della Salute,  è necessaria “un’azione in cui tutti, dai governi ai cittadini, si impegnino a preservare il valore degli antibiotici” la cui efficacia è minacciata dalla resistenza “sia nel trattamento di malattie potenzialmente gravi o letali sia nella prevenzione di patologie in soggetti sottoposti a trattamenti chirurgici o chemioterapia”.

Per gli esperti, un imperativo categorico è usare bene gli antibiotici disponibili: se la continua rincorsa tra farmaci e microorganismi ha portato negli anni allo sviluppo di circa 250 molecole, ogni nuovo farmaco introdotto nell’uso clinico troverà prima o poi ceppi batterici resistenti. “Lo sviluppo della resistenza agli antibiotici è un fenomeno continuo, determinato da cambiamenti della configurazione genetica dei batteri, come mutazioni cromosomiche o trasferimento di fattori di resistenza mediato da varie entità genetiche”, sottolinea Maurizio Sanguinetti, professore  di Micologia Medica e Diagnostica all’Istituto di Microbiologia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.

A generare le resistenze non è di per sé l’esposizione dei batteri agli antibiotici, ma l’aumento della pressione selettiva, dovuta all’impiego eccessivo e improprio degli antibiotici nella salute umana e animale e alla loro presenza e diffusione ambientale. “La gestione razionale del problema non può prescindere dall’approccio “One Health” e deve coinvolgere tutti i diversi settori con interventi mirati in ambito farmaceutico-sanitario, veterinario, alimentare, ambientale, dando un ruolo di primo piano alla ricerca ed all’innovazione”, aggiunge Anna Teresa Palamara, presidente della Società italiana di microbiologia (Sim).

“Antimicrobial stewardship”, cardine della strategia contro le resistenze, significa uso appropriato e personalizzato degli antibiotici. “Ogni terapia anti-infettiva va somministrata solo quando vi sia ragionevole certezza clinica dell’infezione – commenta Pierluigi Viale, ordinario di Malattie Infettive all’Università di Bologna e direttore dell’Uo Malattie infettive dell’Aou Policlinico Sant’Orsola-Malpighi di Bologna – e deve essere molto tempestiva, molto aggressiva in termini posologici, ed il più breve possibile: se l’antibiotico non riesce a eradicare in tempi rapidi l’infezione, può diventare un driver della progressiva selezione di ceppi resistenti, in grado di trasmettere alla propria discendenza le variazioni genotipiche e fenotipiche”.

L’Italia è il Paese europeo con le percentuali di resistenza più elevate che, in alcuni casi, arrivano fino al 50%. Circa la metà dei farmaci utilizzati contro i batteri risulta inefficace, e tra questi alcuni tra gli antibiotici più diffusi. Uno dei più temibili “superbugs” è la klebsiella pneumoniae che causa polmoniti, infezioni del torrente circolatorio e del tratto urinario. La percentuale di ceppi invasivi resistenti alle cefalosporine di terza generazione in Italia è del 55,1%. Le attività di contrasto a questo fenomeno passano anche attraverso protocolli per contenere infezioni correlate all’assistenza in ospedali e residenze sanitarie. Le più comuni infezioni sono polmonite (24%) e infezioni del tratto urinario (21%). “I provvedimenti da mettere in opera per contrastare la diffusione di questi microorganismi sono ben conosciuti – afferma Claudio Viscoli, presidente della Società italiana per la terapia antinfettiva (Sita) – l’educazione degli operatori sanitari al lavaggio delle mani e all’uso dei guanti, lo screening dei portatori dei ceppi resistenti e loro isolamento, lo screening dei contatti, la diagnosi microbiologica rapida sono in grado di arrestare il fenomeno, se applicate insieme e da tutti gli ospedali e residenze sanitarie, ma la messa in opera di queste procedure per tutti e dappertutto richiede risorse e una forte azione centrale”.

L’adozione dei Protocolli passa anche attraverso il coinvolgimento dei cittadini e un impulso in questa direzione arriva dalle Raccomandazioni civiche sulla prevenzione delle infezioni correlate all’assistenza promosse da Cittadinanzattiva. “È anche particolarmente importante responsabilizzare i cittadini – afferma Antonio Gaudioso, segretario generale di Cittadinanzattiva – attraverso indicazioni come quella di curare l’igiene personale, chiedere dotazioni ospedaliere personalizzate, verificare con il personale il tempo massimo per tenere i cateteri, evitare di recarsi in ospedale in visita quando si è influenzati”.

Parte integrante della strategia di intervento è lo sviluppo di nuove molecole antibiotiche. Su questo fronte, si attende a breve l’arrivo di molecole attive contro i microorganismi gram-positivi – ad esempio un nuovo oxazolidinone (tedizolid) efficace contro lo stafilococco meticillino resistente nelle infezioni di cute e tessuti molli in monosomministrazione giornaliera e che offre cicli terapeutici più brevi (6 giorni contro 10) – e quelli gram-negativi, con una cefalosporina di nuova generazione (ceftolozane-tazobactam) dalla spiccata attività anti-Pseudomonas aeruginosa, formulata insieme ad un inibitore delle beta lattamasi che ne estende l’attività a gram-negativi produttori di beta lattamasi a spettro esteso, efficace nelle infezioni complicate addominali e delle vie urinarie e in valutazione nelle polmoniti nosocomiali.

L’avvento sulla scena terapeutica di alcuni nuovi antibiotici potrà aiutare il clinico a fronteggiare l’emergenza, ma – sostiene Francesco Menichetti, direttore UOC Malattie Infettive dell’AOU Pisana – “servono nuove regole che permettano a tutti i pazienti di poter essere trattati tempestivamente con questi nuovi farmaci. Inoltre, occorre sostenere le aziende farmaceutiche attraverso incentivi e corsie accelerate per i nuovi farmaci, e rilanciare al tempo stesso la ricerca indipendente con fondi dedicati per valutare nuove strategie terapeutiche utili nella pratica clinica quotidiana”.

Interventi cruciali, ribaditi anche nella dichiarazione congiunta di oltre 80 aziende presentata nel corso dell’ultimo “World Economic Forum” di Davos con l’obiettivo di sollecitare i Governi e le imprese a intraprendere un’azione sinergica e globale di investimenti per combattere il preoccupante e crescente fenomeno dell’antibiotico-resistenza. “Governi, agenzie, società scientifiche e aziende devono essere necessariamente alleati di fronte ad una sfida di tale portata – commenta infine Nicoletta Luppi, presidente e amministratore delegato Msd Italia – Msd vanta una lunga storia per quanto riguarda l’innovazione terapeutica nel trattamento delle malattie infettive ed è uno dei pochi gruppi farmaceutici ancora attivi nel favorire l’adozione di una vera ‘stewardship antimicrobica’ attraverso lo sviluppo di nuovi antibiotici e nuovi antifungini, la commercializzazione e la ricerca di nuovi vaccini per uso umano e gli investimenti in campo animale, grazie alle sua divisione Animal Health. Intendiamo ribadire e proseguire il nostro impegno contro le malattie infettive, non solo continuando a ricercare nei nostri laboratori innovazioni tecnologiche, ma anche collaborando con tutti gli stakeholder coinvolti attraverso partnership trasparenti e di valore a fianco della sanità pubblica”.