Dialisi, a casa è meglio. Per gli esperti deve diventare “la prima scelta”

A Giulianova, in Abruzzo, la XVIII edizione del convegno nazionale del Gruppo di studio di dialisi peritoneale (Gsdp). Focus giovani in formazione e ricerca. Alle istituzioni l’invito ad adottare politiche mirate per incentivare questa metodica che, dicono i nefrologi, garantisce vantaggi per i pazienti e per la sostenibilità

dialisi a domicilio

“Un paziente può decidere di eseguire la terapia a casa, di giorno o di notte, senza cambiare stile di vita e abitudini. Un valore aggiunto in termini di qualità di vita, ma anche in grado di portare grandi risparmi per il Servizio sanitario nazionale”. Sono questi alcuni vantaggi della dialisi peritoneale per i pazienti con insufficienza renale secondo gli esperti che si riuniranno dal 12 al 14 maggio a Giulianova (Abruzzo) per il XVIII Convegno Nazionale del Gruppo di studio di dialisi peritoneale (Gsdp). Un appuntamento che sarà l’occasione per discutere i nuovi dati del Censimento nazionale sulla dialisi peritoneale, una fotografia aggiornata sull’utilizzo di questa metodica in Italia. Ma anche per fare il punto sulla formazione dei giovani nefrologi, sull’innovazione e le nuove frontiere della ricerca.

I numeri. Sono circa 45mila – spiega il Gsdp in una nota – i pazienti italiani con insufficienza renale cronica terminale che si recano tre volte a settimana in ospedale per sottoporsi all’emodialisi, perdendo di fatto la possibilità di mantenere il proprio stile di vita. L’alternativa esiste e si chiama dialisi peritoneale che si può eseguire a domicilio. In Italia i pazienti che la eseguono sono appena il 10% circa. Sulla totalità dei centri dialisi pubblici italiani (700) sono poco più di un terzo quelli nei quali viene proposta al paziente la dialisi peritoneale; mentre non è menzionata come opzione nella totalità dei centri privati.

Sostenibilità e politiche mirate. “La dialisi peritoneale – commenta Giancarlo Marinangeli, direttore del’Uoc di Nefrologia e Dialisi presso l’Ospedale di Giulianova e presidente locale del Convegno – oltre a rappresentare un trattamento clinicamente sicuro ed efficace, potrebbe portare anche a un risparmio considerevole nei costi sanitari delle Regioni, se fosse utilizzata in maniera più diffusa. Servirebbero politiche e progetti di incentivazione che coinvolgessero i Centri pubblici. Sono troppi gli ospedali pubblici che non offrono ai pazienti l’opzione per questo tipo di trattamento e in più, nelle Regioni in cui esistono molti centri di emodialisi privati, c’è di fatto una competizione negativa, legata a interessi economici, che penalizza i pazienti con insufficienza renale grave. Sarebbe necessaria una presa di posizione delle autorità sanitarie e una politica forte di indirizzo sia a livello centrale che regionale”.

Il ruolo delle Regioni. Secondo Marinangeli sarebbe necessario “raggiungere almeno un 20% di utilizzazione della dialisi peritoneale a livello di ciascuna regione, dando obiettivi precisi ai direttori generali di ciascun ente ospedaliero”. Magari prendendo spunto da politiche già adottate da alcune Regioni come il Friuli Venezia Giulia, che nel 2015 ha approvato una delibera in tal senso. A questo si dovrebbe aggiungere,  spiega il nefrologo, “una politica di incentivazione verso i familiari dei pazienti, come hanno già fatto la Sicilia e il Piemonte che erogano un contributo economico alle famiglie che trattano i pazienti a domicilio”.

Giovani in formazione. Alla XVIII edizione del convegno sono state invitatele 25 scuole di specializzazione in Nefrologia presenti in Italia. “Investire sulla formazione – sottolinea Gianfranca Cabiddu, presidente del convegno, responsabile della Struttura Dialisi Peritoneale dell’Ao Brotzu di Cagliari e coordinatrice del Gruppo di Studio PD -è un passo fondamentale e necessario per incentivare una metodica che ha moltissimi vantaggi e benefici in primis per i nostri pazienti, ma che ancora oggi, nonostante le evidenze cliniche, è largamente sottoutilizzata”. Saranno 50 i giovani medici specializzandi che parteciperanno all’evento.

Ricerca. L’attenzione verso “i nefrologi di domani” punta anche sulla ricerca. Per la prima volta è stato istituito dal Gruppo di Studio un premio (Young Investigator Award) che verrà consegnato ai due miglior lavori, in tema di ricerca epidemiologica e clinica in dialisi peritoneale, condotti da nefrologi under-38. Un riconoscimento dedicato Bruno Memoli, nefrologo dell’Università Federico II di Napoli e uno dei massimi sostenitori della metodica peritoneale.

Innovazione e telemedicina. L’innovazione tecnologica è l’altro “ingrediente” principale del meeting di Giulianova. Oggi è disponibile un nuovo sistema per dialisi peritoneale automatizzata (APD) che si prefigge di semplificare fortemente il trattamento dialitico per il paziente e lo staff clinico del centro dialisi. Grazie infatti ad un’innovativa piattaforma di connettività su Cloud basata su tecnologia Sharesource, un modem cellulare mette in comunicazione il paziente a domicilio con il centro dialisi, offrendo una completa e sicura trasmissione automatica delle informazioni sul trattamento eseguito la possibilità per il medico di variare il programma terapeutico da remoto. Di questo e di altri aspetti chiave legati alla terapia domiciliare si discuterà nel corso del seminario “APD: Avanguardia nel Paziente Domiciliare” (in programma venerdì 13 maggio).

I pazienti. Il convegno sarà anche l’occasione per presentare la nuova guida “Dialisi Peritoneale: i comportamenti che aiutano a stare bene” realizzata dall’Associazione nazionale emodializzati (Aned).