Governance farmaceutica, Federfarma boccia le Regioni: “Proposte miopi e superate”

Il commento della presidente della Federazione delle farmacie, Annarosa Racca, alle ipotesi di revisione dei meccanismi che regolano la spesa farmaceutica approvate dalla Conferenza delle Regioni

“Le proposte delle Regioni in tema di governance della spesa farmaceutica sono inadeguate e rischiano di danneggiare l’intero settore farmaceutico sul quale bisognerebbe invece puntare per un rilancio complessivo dell’economica italiana. Per di più continuano a penalizzare la farmaceutica convenzionata che ha dato prova in questi anni di rispondere ai bisogni della popolazione rispettando i rigidi vincoli di spesa imposti dalla finanza pubblica”. Così Annarosa Racca (nella foto), presidente di Federfarma, risponde al documento approvato di recente dalla Conferenza delle Regioni sulla governance della spesa farmaceutica. Un documento in cui, secondo la rappresentante delle farmacie, “non c’è traccia di misure volte a un rilancio di un settore che per capacità di innovazione, contenuto tecnologico e valore aggiunto, dovrebbe essere strategico”.

Racca rimprovera alle Regioni di “non considerare il farmaco come uno strumento in grado di ridurre il complesso della spesa sanitaria, a seguito a un minor ricorso a costosi ricoveri ospedalieri, interventi chirurgici, accertamenti diagnostici” e di considerarlo unicamente come un fattore di spesa da comprimere.

“Le Regioni – prosegue la presidente di Federfarma – continuano a insistere sui tagli alla spesa farmaceutica convenzionata che è in costante calo da anni ed è pienamente sotto controllo anche grazie alla totale trasparenza assicurata dai dati forniti dalle rete delle farmacie. Grazie alla ricetta elettronica, che in alcune Regioni costituisce ornai il 90% delle prescrizioni, l’amministrazione pubblica dispone di un cruscotto di controllo in tempo reale dell’andamento della spesa e dei consumi. Le Regioni non sembrano intenzionate a sfruttare questa opportunità, trasferendo al territorio i farmaci distribuiti dalle strutture pubbliche con modalità che penalizzano i cittadini e a costi non chiaramente quantificabili, come dimostrano i ricorsi vinti dalla filiera sulle modalità di ripiano dello sforamento del tetto di spesa”.

Più nel dettaglio, per quanto riguarda i tetti di spesa, Racca sottolinea come le Regioni “puntino ancora sulla rigida logica dei compartimenti stagni, prevedendo un tetto specifico per la sola farmaceutica convenzionata, peraltro, nelle ipotesi circolate, ampiamente sottostimato”. La conseguenza – spiega ancora Racca – sarà quella di “rendere la farmaceutica convenzionata sempre più un canale in cui relegare farmaci vecchi, di basso prezzo, senza alcun contenuto innovativo”. E nella stessa logica “miope” andrebbe inquadrata la proposta di prevedere che “l’acquisto dei farmaci da distribuire in farmacia avvenga tramite gare pubbliche estese anche a farmaci con la stessa indicazione terapeutica ma diverso principio attivo”. La conseguenza? Secondo la presidente di Federfarma sarà quella di ridurre “l’armamentario terapeutico a disposizione dei medici ai soli farmaci vincitori della gara, cioè i più economici, ma anche i meno innovativi.”

In conclusione, Federfarma ribadisce alle Regioni la richiesta di individuare misure che “possano realmente potenziare l’assistenza territoriale e ridurre i costi sanitari complessivi, puntando sul corretto e monitorato utilizzo del farmaco come strumento di salute e fattore di contenimento della spesa e valorizzando il contributo professionale della rete capillare delle farmacie”.