Farmacie, il prezzo della crisi pagato soprattutto al Sud e dalle più piccole

In 6 anni il reddito d'impresa scende del 15%. Le farmacie più grandi hanno margini più ristretti, anche per la spesa sostenuta per il personale, ma reggono meglio l'onda d'urto della crisi. Tiene l'occupazione e si conferma il ruolo importante sul piano sociale e della prevenzione

La crisi economica ha messo a dura prova le farmacie italiane, ma non tutte allo stesso modo: a pagare il prezzo sono state soprattutto le più piccole e quelle delle Regioni meridionali. Le farmacie di grandi dimensioni – pur avendo registrato margini operativi lordi sui ricavi e redditi di impresa relativamente più bassi – hanno sopportato meglio l’onda d’urto della crisi, con perdite più contenute in termini di fatturato e redditività. È quanto emerge dal “Bilancio Sociale della farmacia italiana” realizzato da Utifar (Unione tecnica italiana farmacisti) in collaborazione con il Centro Studio Sintesi-Cgia di Mestre e con il sostegno incondizionato di Teva Italia. Un’analisi, giunta alla seconda edizione e presentata oggi a Roma, che riporta anche altri spunti di riflessione, come la sostanziale tenuta dell’occupazione, il ruolo della farmacia sul territorio, nel sociale e sul terreno della prevenzione. Vediamo nel dettaglio i numeri del Bilancio sociale 2015, riferiti al 2014.

I ricavi. Il sistema delle farmacie – si legge nel report – ha registrato ricavi stimati in 18,7 miliardi di euro. Ma come cambiano, all’aumentare della dimensione della farmacia, il peso del margine operativo lordo sui ricavi e il reddito di impresa? Lo studio rileva che maggiori sono le dimensioni della farmacia, minori sono sia il peso del margine operativo lordo sui ricavi, sia il peso del reddito di impresa. Se per quest’ultimo parametro si calcola un’incidenza del 14,6% dei ricavi totali nel caso delle farmacie più piccole, si scende infatti all’8,2% per le strutture con più di 4 addetti. Ribaltando il ragionamento, si è visto che i punti vendita che nel 2014 hanno realizzato non più di 1 milione di euro possono contare mediamente su un reddito d’impresa che assorbe l’11,3% dei ricavi totali; mentre si scende ad una media del 7,8% nelle farmacie con fatturato oltre i 2 milioni di euro. L’insieme di questi dati indica un elemento chiave legato alle dimensioni e al fatturato delle farmacia: più grandi sono in termini di addetti, di dimensioni e di fatturato, maggiore è l’investimento delle farmacie nel personale. Di conseguenza, minori risultano le percentuali di reddito d’impresa sui ricavi totali.

L’impatto della crisi. La ricerca ha anche valutato l’impatto della crisi sulle farmacie. L’unica nota positiva, in questo senso, è che le farmacie rappresentano un sistema che tiene dal punto di vista occupazionale con un numero di addetti ancora in crescita. Meno positivo, invece, l’andamento dei bilanci. Il complesso delle farmacie non ha infatti ancora recuperato i livelli dei ricavi di vendita del 2008, anche se una lieve ripresa si può rilevare rispetto al 2012. Un confronto diretto tra i risultati dei bilanci della farmacia media del 2014 e del 2008, anno ante-crisi, mostra come le difficoltà si siano rese più evidenti a partire dal 2011. Si rileva tuttavia un lieve miglioramento nel 2014, sia in termini di incremento nel reddito d’impresa, sia in termini di contenimento nella flessione dei ricavi.

Sempre in riferimento alla crisi è molto rilevante la dimensione della farmacia. La ricerca evidenza infatti come siano le piccole farmacie ad aver subito il più forte taglio dei ricavi nei sei anni della crisi (-15,4%). Per contro, all’aumentare della dimensione dell’attività, si riduce la perdita di fatturato per arrivare al -1,2% dei ricavi nelle farmacie con oltre 4 addetti. Dal punto di vista della redditività, la perdita risulta attorno al 10,5% per le farmacie fino a 4 addetti; oltre questa soglia, la perdita di reddittività risulta quasi dimezzata (-5,6%). In sintesi, al crescere delle dimensioni delle farmacie, se da un lato risultano minori le percentuali del reddito d’impresa sui ricavi, dall’altro lato le farmacie di grandi dimensioni hanno sopportato meglio il peso della crisi.

Gap territoriale. Le farmacie collocate al Sud e nelle Isole risultano essere le più piccole sia per numero di addetti e dipendenti, sia per superficie occupata. Ciò appare evidente anche dalle voci di bilancio. Le farmacie più redditizie sembrano essere quelle localizzate nel nord-est del Paese con un reddito d’impresa che nel 2014 risulta pari al 10,2% dei ricavi. L’esame condotto per ripartizioni geografiche ha poi mostrato che la perdita reale di reddito d’impresa per la farmacia media della ripartizione sud-isole raggiunge il -19,5% stimabile in circa 25 mila euro contro gli oltre 21 mila euro del nord-ovest (-16,1%), i quasi 18 mila euro delle farmacie del nord-est (-12,5%) e i poco meno di 11 mila euro dell’area centrale (-8,7% rispetto al 2008).

Consulenza e prevenzione. In farmacia, l’attività di “vendita” è solo una parte. Si può stimare che almeno 2/3 degli utenti giornalieri si rechi in farmacia per consulenze sulla salute. Si tratta di almeno 800 mila cittadini al giorno. In questo senso, la farmacia offre una consulenza sanitaria gratuita che impiega 2 ore di lavoro al giorno per addetto, con un costo medio di 10 mila euro all’anno per addetto per farmacia.

Rientra pienamente nei termini della consulenza l’attenzione alla prevenzione dimostrata dalle farmacie italiane. La prevenzione diventa chiave strategica per le farmacie: oltre 7 farmacie su 10 hanno organizzato giornate dedicate a questa attività, e le ore mediamente dedicate sono cresciute notevolmente: 7,8 giornate in media nel 2013 contro le 10,3 attuali.

Rapporto con il territorio. La farmacia investe anche nello sviluppo e nella coesione sociale della comunità. Il sistema delle farmacie ha fatto donazioni economiche per 12 milioni di euro e di farmaci per altri 2 milioni di euro nel 2015. Ha sponsorizzato eventi per 6 milioni di euro mentre l’8% delle farmacie ha effettuato acquisti di prodotti da soggetti di interesse sociale.

Da questa analisi, commenta Eugenio Leopardi, presidente di Utifar, emerge “l’immagine più corretta del farmacista, che è vicino al cittadino, spinto da uno spirito professionale e non da uno spirito commerciale”. Per questo la farmacia – aggiunge Salvatore Butti, senior director BU Generics, OTC & Portfolio di Teva Italia – è “un patrimonio che va preservato, non solo per un aspetto economico, ma per tutte quelle attività rivolte al cittadino che hanno un valore impagabile”. Alla presentazione del Bilancio Sociale anche il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin: “Il ruolo sociale della farmacia è fondamentale. La farmacia garantisce servizi, consulenza, prevenzione, informazione. Per questo crediamo molto nella farmacia dei servizi e pensiamo che debba essere la strada da seguire per i prossimi anni. Una farmacia sempre più in rete con gli altri servizi sanitari del territorio”, commenta il ministro.

IL BILANCIO SOCIALE