Sanità digitale, Assobiomedica: regole e incentivi per non ostacolare la rivoluzione in atto

Da Expo Sanità di Bologna, l’appello dell’Associazione Servizi e Telemedicina: Abbattere con urgenza tutte le barriere che hanno impedito all’Italia l’introduzione strutturata della telemedicina e che oggi rischiano di ostacolare le potenzialità delle app mediche”

fascicolo sanitario elettronico

La rivoluzione digitale è inarrestabile e l’innovazione nel settore dei dispositivi medici contribuisce a migliorare outcome clinici e a ridurre i costi. Se questi benefici vogliono essere sfruttati a pieno, occorre che il sistema Paese abbatta tutte quelle barriere che finora non hanno consentito all’Italia l’introduzione in modo strutturato di tecnologie innovative come la telemedicina e che rischiano di ostacolare la nuova rivoluzione digitale oggi in atto con le app mediche. Questo, in sintesi, il messaggio che  l’Associazione Servizi e Telemedicina di Assobiomedica ha portato oggi a un convegno a Bologna nell’ambito delle fiera internazionale Expo Sanità.

“Quello dei medical device – ha dichiarato Armando Ardesi, presidente dell’Associazione Servizi e Telemedicina – è un settore in continua evoluzione, che trova nelle tecnologie software uno degli ambiti con maggior possibilità di utilizzo, in risposta ai bisogni e alle esigenze dei pazienti. Oggi siamo nel pieno di un cambiamento epocale grazie all’introduzione di meccanismi e piattaforme tecnologiche sempre più avanzate, che però vanno regolamentate al più presto. Sarebbe dunque auspicabile che l’autorità competente alla vigilanza istituisca anche un portale che pubblichi l’elenco di tutte le app mediche, valutandole in base al grado di interesse per la Sanità pubblica, al livello di informazione per il cittadino, al tipo di utilizzatore finale”.

Secondo Francesco De Seta, vicepresidente dell’associazione, il rischio è che con le app mediche si replichi l’approccio adottato con la telemedicina: “Dieci anni fa veniva utilizzata in progetti sperimentali e purtroppo ancora oggi non è presente in modo strutturato nel nostro sistema sanitario nonostante la sua efficacia comprovata dall’esistenza di linee guida nazionali e internazionali, la piena operatività di alcuni Paesi, gli investimenti che le imprese hanno fatto, in termini di know-how, ricerca e brevetti, formazione e infrastrutture. Il vero limite oggi, nel nostro Paese, è l’assenza di incentivi all’adozione in telemedicina di una modalità di follow-up da remoto, alternativa rispetto alla visita ambulatoriale programmata, per la quale invece viene corrisposta una tariffa di rimborso. Sarebbe molto più utile e sostenibile il riconoscimento di un rimborso per questa prestazione di telemedicina all’interno di modelli diagnostico-terapeutici specifici per tipologia di pazienti, che contribuirebbe sul piano organizzativo ad alleggerire gli ambulatori, i pronti soccorso e il personale sanitario dalle visite periodiche e non programmate”.