Colesterolo in eccesso, alla sanità costa un miliardo di euro all’anno

E’ uno dei dati emersi da uno studio presentato oggi a Roma nell’ambito dell’iniziativa Meridiano Cardio “Lo scenario delle cardiopatie ischemiche: Focus sull’ipercolesterolemia” e realizzato da The European House-Ambrosetti con il supporto di Amgen

L’ipercolesterolemia sottrae più di un miliardo di euro all’anno alle casse del nostro sistema sanitario. È quanto emerge da uno studio realizzato da The European House-Ambrosetti con il supporto di Amgen e presentato oggi a Roma, al ministero della Salute, nell’ambito dell’iniziativa Meridiano Cardio “Lo scenario delle cardiopatie ischemiche: Focus sull’ipercolesterolemia”. L’evento ha riunito esperti di cardiologia, economisti e rappresentanti delle istituzioni, con l’obiettivo comune di avere un quadro chiaro ed esaustivo sui numeri delle cardiopatie ischemiche e dell’ipercolesterolemia in Italia.

I costi
La ricerca è stata curata da Francesco Mennini, docente di Economia Sanitaria all’ Università degli Studi di Roma Tor Vergata. Il gruppo di lavoro coordinato da Mennini ha analizzato il burden of disease, fondamentale per informare i cittadini e i decisori in merito all’impatto della malattia sul Servizio sanitario azionale. Il criterio di definizione è stato fornito dai flussi informativi sanitari della regione Marche, legati alle prestazioni farmaceutiche, all’assistenza specialistica e al trattamento ospedaliero. Si è stimata una cifra complessiva di 1,2 miliardi di euro, di cui solo un miliardo è costituito da ospedalizzazioni e a cui vanno aggiunti circa 32,2 milioni per trattamenti farmacologici e 9,1 milioni per prestazioni di assistenza specialistica. Ai costi sanitari diretti si aggiungono quelli indiretti per la perdita di produttività e quelli a carico del sistema previdenziale. Sono stati infatti 318.563 gli assegni di invalidità erogati dall’Inps nel solo periodo 2010-2012.

Il quadro epidemiologico
Nel corso dell’incontro di oggi, l’attenzione è stata focalizzata anche sulle dimensioni dell’ipercolesterolemia in Italia, fornendo un quadro epidemiologico delle cardiopatie ischemiche nel nostro Paese e presentando i risultati dello studio “Lo scenario delle cardiopatie ischemiche: Focus sull’ipercolesterolemia”. Secondo l’Osservatorio Epidemiologico Cardiovascolare circa 2,5 milioni di italiani dai 35 ai 79 anni hanno un’ipercolesterolemia severa, mentre sono 260mila dai 10 agli 80 anni ad essere affetti da ipercolesterolemia familiare eterozigote. Solo un quinto di essi viene trattato efficacemente. Ciò che emerge dai dati di real world infatti è che una buona parte di pazienti è sotto trattata e non raggiunge il proprio target terapeutico. Il 53% dei pazienti con evento cardiovascolare pregresso e il 50% dei pazienti con ipercolesterolemia familiare – si tratta di tipologie a rischio alto e molto alto – non sono a target con le attuali terapie (Dati Database CORE, Health Search e studio Ifigenia). Sono stati successivamente analizzati i principali fattori di rischio genetici e ambientali che concorrono a configurare la malattia.

Novità terapeutiche
Tra le nuove terapie, l’arrivo dei farmaci inibitori dell’enzima PCSK9, che regola la degradazione del colesterolo cattivo LDL e abbassa il valore dell’ipercolesterolemia fino a raggiungere il difficile target terapeutico di 70 mg/dl in un numero maggiore di soggetti, estende la possibilità di cura a nuove tipologie di pazienti esposti a rischio cardiovascolare.

L’impegno delle società scientifiche
Nell’ambito del convegno, sono stati illustrati i punti principali del Documento di Consensus Intersocietario tra Anmco, Istituto superiore di sanità (Iss) e altre 16 società scientifiche dal titolo “Colesterolo e rischio cardiovascolare: percorso diagnostico e terapeutico in Italia”, da poco portato a compimento e inviato al ministero della Salute e ad Aifa. Il documento analizza il ruolo dell’ipercolesterolemia nella genesi della malattia cardiovascolare aterosclerotica, con particolare attenzione ai livelli individuali di rischio cardiovascolare. Delinea un percorso fatto di provvedimenti terapeutici come dieta, movimento anaerobico, riduzione dei fattori di rischio con la terapie delle statine, fino ai già citati inibitori PCSK9.

Infine, gli esperti hanno concordano sulla necessità di investire su pilastri come prevenzione e innovazione, quest’ultima intesa come paradigma culturale prima che scientifico. Obiettivo dell’iniziativa era delineare un quadro completo su gestione e presa in carico del paziente, percorsi diagnostici e terapeutici sempre più efficaci, rapporto tra prevenzione e cura, tra innovazione terapeutiche e nuovi percorsi assistenziali. Un paper sull’evento sarà disponibile a breve sul sito www.ambrosetti.eu.

 

L’intervista al prof. Francesco Mennini

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