Sanità privata, Aiop celebra 50 anni di attività. Lorenzin: “No a contrapposizioni, sì a regole chiare e valide per tutti”

Un volume, presentato oggi a Roma, racconta la storia dell'Associazione italiana ospedalità privata. Sullo sfondo le politiche sanitarie degli ultimi decenni, fino alla stagione dei tagli e della spending review. Pellissero: “Per il futuro bisogna puntare sulla competitività e rendere più produttiva la spesa”

terapie intensive

“Il privato non è un nemico e ogni contrapposizione nuoce al sistema”. Così il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, si rivolge agli operatori della sanità privata intervenendo oggi a Roma alla presentazione del volume “Nella storia della sanità italiana” realizzato da Aiop (Associazione italiana ospedalità privata) per raccontare 50 anni di attività nel nostro Paese. “La sanità privata – prosegue il ministro – è all’interno del Sistema sanitario nazionale ed è assolutamente integrata: il 30% dei posti letto e il 40% degli ospedali in Italia sono privati. Ma nel momento in cui un ospedale viene convenzionato anche il concetto di privato e pubblico cambia, nel senso che il sevizio che viene reso al Ssn è pubblico perché viene erogato ai cittadini”. L’integrazione “fra i due sistemi” attraverso “regole simili” è l’obiettivo da perseguire secondo la titolare del dicastero della Salute, tenendo comunque conto delle differenze: “Queste – presegue – non riguardano tanto il confronto pubblico-privato, ma tra quello che funziona e non, che cura bene o male, che risponde agli stessi requisiti o meno”.

Oggi l’ospedalità privata rappresentata da Aiop – circa 500 strutture in tutta Italia – garantisce il 25% di tutte le prestazioni erogate, costa il 15% della spesa sanitaria complessiva, offre quasi 53mila posti letto e impiega 12mila medici, 26mila infermieri e 32mila operatori di altre categorie. E questo nonostante “un clima ideologico sostanzialmente ostile” – sottolinea l’associazione – che comunque non ha impedito “all’imprenditoria sanitaria di riuscire a superare non pochi cambiamenti”: la riforma del 1978 (con l’istituzione del Ssn), i decreti legislativi 502/92 e 517/93 prodotti dal Governo presieduto allora da Giuliano Amato e le “riforma Bindi” del 1999. “Le ‘riforme della riforma’ – sottolinea Aiop – si caratterizzano inizialmente per grandi innovazioni, come il passaggio alle Regioni del governo del sistema sanitario, la sostanziale parità tra pubblico e privato, il diritto alla libera scelta del luogo di cura da parte del paziente e il pagamento a prestazione, per poi ritornare, con un netto cambiamento di rotta, a una visione centralistica della programmazione”.

I passaggi fondamentali per l’assetto della sanità pubblica e privata sono descritti e analizzati nel volume presentato oggi, fino “all’ultima fase, caratterizzata da un’ineludibile esigenza di controllo della spesa pubblica”. Oggi, secondo l’opinione del presidente dell’Aiop, Gabriele Pellissero, sarebbe un errore pensare che “la sopravvivenza del nostro welfare sanitario” possa passare “da un significativo incremento” della spesa pubblica: “Si rende necessaria l’introduzione di fattori di efficientamento e di competitività, attraverso la realizzazione di un autentico pluralismo di erogatori, basato sulla libera scelta del luogo di cura e sull’applicazione concreta del pagamento a prestazione. Questo percorso è ancora frenato dalla presenza di una predominante componente di erogatori pubblici inefficienti e autoreferenziali che generano una spesa improduttiva che Aiop stima tra i 5 e i 10 miliardi di euro. Rendere produttiva questa spesa è la grande sfida che ci aspetta per gli anni a venire. Nel 50esimo anniversario della nostra fondazione siamo fiduciosi, perché per la prima volta dopo 6 anni, la Legge di Stabilità 2016 non contiene tagli alla sanità, ma introduce una serie di norme innovative e coraggiose. Un primo e solido intervento per un autentico processo riformatore”, sottolinea Pellissero.

“Alle vostre aziende –  dice infine il ministro Lorenzin, rivolgendosi al presidente Aiop – abbiamo chiesto in questi anni importanti ammodernamenti, integrazioni, reti”. Un lavoro che “è stato fatto”. Ora la parola chiave è “regole certe, chiare e valide per tutti, con i dovuti controlli a tutela del paziente”.