Vaccini, le richieste dell’Antitrust: meno monopoli e più trasparenza sui prezzi

Presentati oggi i risultati di un’indagine conoscitiva sulle dinamiche di domanda e offerta nel periodo 2010-2015. Per l’authority servono informazioni trasparenti sui costi, contrattazioni preventive con Aifa e strumenti per favorire la concorrenza che - quando c’è - fa diminuire i prezzi

Un mercato dei vaccini più aperto, trasparente sul piano dei costi, che assicuri la concorrenza e riduca i prezzi. È quello auspicato dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato (Agcm) al termine dell’indagine conoscitiva “I vaccini per uso umano”, i cui risultati sono stati presentati oggi a Roma. Un’analisi che fotografa le dinamiche di domanda e offerta dei vaccini nel periodo 2010-2015, evidenzia le criticità e formula alcune raccomandazioni per un mercato che in Italia vale 300 milioni di euro. Una cifra, a carico del Servizio sanitario nazionale (Ssn), destinata a raddoppiare col nuovo Piano nazionale per la prevenzione vaccinale (Pnpv).

La proposta: vaccini in classe A o H
In Italia – spiega ancora l’Antitrust – quasi tutti vaccini rientrano tra i farmaci di fascia C con “prezzo al pubblico liberamente determinato dalle imprese”. Fanno eccezione gli anti-Papillomavirus umano, registrati in classe H con obblighi di contrattazione sul prezzo. “La normativa vigente vincola poi le offerte di prezzo a sconti obbligato al Ssn, ma il sistema è poco trasparente e i prezzi si allineano comunque a quelli di altri Paesi”, sottolinea l’authority, lanciando una proposta: i vaccini potrebbero essere inclusi in classi di rimborso (A o H) che assoggettino i prezzi a una contrattazione preventiva con Aifa per quei prodotti che, dopo essere stati registrati in classi a prezzo libero, vengano compresi nel Pnpv e nei Livelli essenziali di assistenza (Lea). Tenuto conto, precisa l’authority, che il Ssn “garantisce acquisti continuati di grandi volumi”.

Trasparenza “effettiva ed efficace”
Secondo l’authority, serve anche “più trasparenza informativa, a partire da una più agevole disponibilità dei dati di aggiudicazione delle gare di appalto”. Una trasparenza – chiarisce l’Antitrust – che va resa “effettiva ed efficace” tramite “strumenti informativi affidabili, omogenei, aperti, costantemente aggiornati a cura delle amministrazioni e degli enti competenti”. Sotto questo profilo, l’Antitrust valuta positivamente “il processo attualmente in corso di riaggregazione della domanda pubblica intorno a un numero limitato di centrali d’acquisto”. Un processo che può “bilanciare la concentrazione dell’offerta”. Ma non basta: “Servono strumenti di intelligence di mercato e banchmarking delle offerte”, si legge nei risultati dell’indagine.

Più concorrenza, prezzi ridotti
L’indagine conoscitiva documenta gli effetti positivi della concorrenza sull’andamento dei prezzi : quando si verifica un confronto commerciale tra prodotti diversi, i prezzi tendono a scendere in misura sensibile, anche in assenza di versioni generiche del farmaco.  Lo dimostrano i casi dei vaccini anti-papilloma virus e di quelli esavalenti, che costituiscono rispettivamente la terza e seconda voce di spesa vaccinale a carico del Ssn (23 e 75 milioni di euro). Nel primo caso, si è assistito alla competizione diretta tra il prodotto di GlaxoSmithKline (Gardasil) e Cervarix di Sanofi-Merck Sharp & Dohme (Sanofi Pasteur Msd in Europa). Grazie alla concorrenza – rileva l’indagine – fra il 2010 e il 2015 i prezzi medi aggiudicazione di Gardasil e Cervarix sono scesi del 30%. Il secondo confronto riguarda altri due prodotti delle stesse aziende, rispettivamente: Infanrix Hexa e Hexyon. Lo scenario è un po’ diverso: fino a metà 2015 il vaccino di Gsk era l’unico esavalente disponibile e il suo prezzo medio era cresciuto progressivamente dal 2010 al 2014. Con il recente arrivo sul mercato di Hexyon (Sanofi-Merck), i prezzi medi di aggiudicazione hanno cominciato a registrare una lieve flessione: dai 44,5 euro per dose del 2014 a 44,1 euro nel 2015.

Nel caso dei vaccini anti-pneumococcici, prima voce della spesa vaccinale pubblica (84 milioni di euro), l’Antitrust segnala “una situazione di assoluta prevalenza di un prodotto, il Prevenar13 di Pfizer, preferito dalle stazioni appaltanti in quanto offre una copertura vaccinale per più ceppi sierotipici rispetto al prodotto concorrente, il Synflorix di GlaxoSmithKline”. Con un conseguente aumento di prezzi medi “del 6% tra il 2010 e il 2015”.

Lo scenario globale
A livello mondiale, l’indagine dell’Antitrust segnala una situazione di oligopolio: “Quattro imprese multinazionali (GlaxoSmithKline, Sanofi Pasteur, Merck Sharp & Dohme e Pfizer) – scrive l’authority – detengono oltre l’80% in valore delle vendite complessive dei vaccini in un settore con un fatturato complessivo che supera attualmente i 20 miliardi di euro ed è da anni in forte crescita. Questo trend dipende in gran parte dallo sviluppo di prodotti innovativi che hanno prezzi ben più elevati di quelli tradizionali e sono coperti da esclusive di brevetto particolarmente complesse”. Una “protezione” che secondo l’Antitrust ostacolerebbe “lo sviluppo di versioni generiche dei vaccini, in misura anche superiore agli altri mercati farmaceutici, con fenomeni di product differentiation che rendono più difficile la sostituibilità tra prodotti destinati a prevenire una medesima malattia”.

Sintesi dell’indagine

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