Oncologia: riflettori accesi all’Asco sugli alti costi dei farmaci e sulle potenzialità delle immunoterapie

Secondo un nuovo report di Ims la spesa per gli oncologici nel 2015 si è attestata a 107 miliardi e raggiungerà i 150 nel 2020, con un tasso di crescita del 7,5-10,5%. Più di 600 le nuove molecole in sviluppo avanzato. In molti paesi però i nuovi farmaci non sono ancora disponibili per i pazienti

Per la prima volta nel nostro Paese si è registrata una diminuzione dei nuovi casi di tumore: 363.300 nel 2015 rispetto ai 365.500 nel 2014. In dieci anni le guarigioni sono aumentate del 15% e il 70% dei pazienti colpiti dai tumori più frequenti ha superato la malattia. Eppure questi risultati rischiano oggi di essere vanificati, avverte l’Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom), se non si interviene quanto prima con modifiche strutturali per garantire l’accesso alle terapie più efficaci a tutti i pazienti. Dalla cornice del 52° Congresso dell’American Society of Clinical Oncology (Asco) ,che si è aperto oggi a Chicago con un focus sugli alti costi dei farmaci e sulla sostenibilità dei sistemi sanitari, l’Aiom torna ad accendere i riflettori sull’accesso alle terapie anti-tumorali innovative: “Rilanciamo la richiesta di un Fondo nazionale per l’oncologia, da finanziare con le accise sul tabacco, 1 centesimo in più a sigaretta, per colpire una delle cause del tumore al polmone” ha dichiarato il presidente Carmine Pinto.

La spesa globale per le terapie oncologiche, infatti, è cresciuta a un tasso annuo del 6,5% fino al 2013 e del 10,4% nel 2014.  Nel 2014 sono stati spesi circa 100 miliardi di dollari per i farmaci anti-cancro, il 33% in più rispetto alla fine degli anni Novanta, e si prevede che “entro il 2017 costituirà l’oncologia rappresenterà la prima voce di spesa farmacologica nei Paesi industrializzati” anticipa Pinto. Secondo un nuovo studio, appena pubblicato da Ims Institute for Healthcare Informatics, la crescita globale annua del mercato degli oncologici dovrebbe attestarsi a 7,5-10,5% fino al 2020, quando raggiungerà i 150 miliardi (contro i 107 del 2015). A fronte di questi cifre, che mettono a rischio la sostenibilità dei sistemi sanitari,  per continuare a garantire a tutti i migliori trattamenti in oncologia è essenziale individuare risorse aggiuntive.  “Un obiettivo da raggiungere – continua Pinto – anche grazie all’appropriatezza. Vanno evitati gli sprechi determinati da trattamenti di non comprovata efficacia, esami e test diagnostici non appropriati. Almeno il 15% degli esami strumentali è utilizzato in maniera impropria, vi sono terapie di non comprovata efficacia che costano ogni anno al sistema circa 350 milioni di euro e il peso delle visite di controllo è pari a 400 milioni. Un esempio emblematico è quello dei marcatori tumorali, spesso impiegati a scopo diagnostico in persone non colpite dalla malattia. Nel 2012 sono infatti stati eseguiti oltre 13 milioni di questi test”.

Dal rapporto di Ims emerge, inoltre, come più di venti tipi di tumore siano stati trattati con una o più delle settanta nuove terapie lanciate negli ultimi cinque anni. Oltre  500 aziende stanno portando avanti lo sviluppo a livello mondiale di quasi 600 nuove molecole in fase avanzata, soprattutto per il carcinoma polmonare non a piccole cellule, i tumori colorettali, della mammella, prostata e ovaie. Eppure, dei 49 nuovi principi attivi oncologici analizzati dal rapporto, inizialmente lanciati tra il 2010 e il 2014, meno della metà erano a disposizione dei pazienti entro la fine del 2015  in tutti i sei maggiori paesi: Stati Uniti, Germania, Regno Unito, Italia, Francia e Canada. Inoltre le immunoterapie mirate sono disponibili nei paesi più sviluppati, ma nessuno dei mercati emergenti al di fuori dell’Unione europea ha ancora registrato questi trattamenti.

Proprio le  potenzialità dell’immuno-oncologia rappresentano uno dei temi centrali del 52° Congresso Asco. “L’immuno-oncologia si conferma la nuova arma efficace per combattere il cancro – spiega una nota dell’Aiom – e allungare la sopravvivenza a lungo termine, garantendo una buona qualità di vita. Questo approccio innovativo ha evidenziato risultati importanti nel tumore del rene (10.400), del distretto testa-collo (9.200) e in quello del polmone, uno dei più frequenti (41.000 nuovi casi nel 2015 nel nostro Paese). Sono in corso studi promettenti anche nel cancro del vescica, del fegato e del cervello”.