Medici, l’Intersindacale boccia il “laureato non specialista” proposto dalle Regioni

Le critiche in una lettera indirizzata al ministro Lorenzin e al coordinatore della Commissione Salute, Antonio Saitta, in cui si sottolinea la necessità di "allineare i contratti di formazione al fabbisogno"

I sindacati dei camici bianchi bocciano l’ipotesi di istituire la figura del medico “laureato non specialista” proposta dalla Conferenza delle Regioni. Lo si legge in una lettera inviata oggi dall’Intersindacale al ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, e al coordinatore della Commissione Salute delle Regioni, Antonio Saitta. Le sigle sindacali si dicono contrarie “al modello di una nuova figura professionale sanitaria da inquadrare come categoria non dirigenziale e da ammettere in soprannumero alle scuole di specializzazione” e chiedono al Governo di dedicarsi alla ricerca di una soluzione per “allineare i contratti di formazione al fabbisogno”. In attesa di risposte anche sui punti concordati a marzo: “Rinnovo del contratto, standard di personale, precariato e orario di lavoro”.

Nel dettaglio, secondo l’intersindacale, il meccanismo previsto dal documento delle Regioni sull’articolo 22 del Patto della salute richiede “una non facile declaratoria dei livelli di autonomia e di responsabilità professionale, che non possono essere sovrapponibili a quella dei medici specialisti. Inoltre, modifiche corpose del Dlgs 368/1999, l’integrazione con gli ordinamenti didattici delle scuole di specializzazione e la creazione all’interno del Ccnl della dirigenza medica, veterinaria e sanitaria del Ssn per i suddetti medici non specialisti di uno specifico livello retributivo, orario di lavoro e di una peculiare job description. Infine, non è chiaramente esplicitato che tutto questo non ha ricadute negative sulle dotazioni organiche delle strutture del Ssn e, di conseguenza, sulle assunzioni di specialisti, necessarie a garantire i servizi nel rispetto delle normative e della sicurezza delle cure”.