Indagine Censis-Rbm, Lorenzin: “In arrivo i nuovi Lea. Serve una riorganizzazione delle liste d’attesa”

La ricerca presentata al Welfare Day, secondo cui 11 milioni di italiani nel 2015 hanno rinunciato alle cure per motivi economici, apre un dibattito nel mondo della sanità. Le reazione di sindacati, associazioni di categoria e politici

“Non si possono fare le nozze con i fichi secchi”. Con questa espressione il ministro della salute, Beatrice Lorenzin, ha commento i risultati della ricerca”Dalla fotografia dell’evoluzione della sanità italiana alle soluzioni in campo” condotta dal Censis e Rbm Assicurazione Salute e presentati oggi a Roma nel corso del VI Welfare Day. L’indagine conferma “la necessità di difendere  l’aumento previsto del Fondo sanitario nazionale per gli anni 2017 e  2018 – spiega il ministro – che intendiamo utilizzare per sbloccare il turn over e  stabilizzare il personale sanitario precario, rifinanziare il fondo  per l’epatite C, coprire i costi dei nuovi farmaci oncologici e  garantire a tutti i cittadini accesso gratuito alle cure”. Un primo impulso, anticipa Lorenzin, potrebbe arrivare dall’introduzione dai nuovi Livelli essenziali di assistenza e un nuovo stanziamento di 800 milioni di euro per anno nella Legge di stabilità: “il provvedimento è all’esame della Ragioneria Generale dello Stato – dichiara – da cui sto attendendo il via libera”. Allo studio del ministro anche l’inserimento nel decreto legislativo sulla nomina dei direttori  generali delle aziende sanitarie di una norma che valuti  i manager anche in relazione agli obiettivi di riduzione delle liste d’attesa.  Proprio una profonda riorganizzazione del sistema delle liste di attesa rappresenta infatti, secondo il ministro, una delle soluzioni principali al problema.

A esprimersi sui dati presentati oggi al Welfare Day è anche Assobiomedica, l’associazione che riunisce le imprese produttrici di dispositivi medici. “Gli italiani che oggi rinunciano alle cure – commenta il presidente Luigi Boggio in una nota – potranno fra qualche anno pesare sui conti del servizio sanitario nazionale, che dovrà farsi carico della mancata prevenzione dei cittadini, di un aumento dell’ospedalizzazione e di un peggioramento delle aspettative di vita”. Secondo l’associazione Governo e Regioni dovrebbero preoccuparsi “con urgenza” di riorganizzare in modo strutturale “la sanità e in particolare i servizi di assistenza territoriale”.

Secondo il principale sindacato dei medici ospedalieri, Anaao Assomed, la ricerca Censis-Rbm “non dice nulla di nuovo a chi da tempo denuncia la progressiva diminuzione del perimetro della tutela pubblica della salute ed il conseguente incremento del welfare privato” secondo la logica del “si curi chi può”. Lo si legge in una nota in cui la sigla sindacale non risparmia critiche al Governo: “se erano 9 milioni nel 2012 e sono diventati 11 milioni nel 2016, gli italiani che hanno dovuto rinviare o rinunciare a prestazioni sanitarie a causa di difficoltà economiche, e circa il 10% quelli costretti ad indebitarsi per rispondere ai propri bisogni di salute, vuol dire che il definanziamento della sanità pubblica non si è mai interrotto, a dispetto dei giochi di parole del Governo”. La politica, conclude l’Anaao, dovrebbe riconoscere “i guasti prodotti da scelte all’insegna del definanziamento del sistema sanitario e della decapitalizzazione del lavoro dei suoi professionisti, vittime anche di un pregiudizio ideologico contro tutto ciò che è pubblico, funzionale ad un processo di privatizzazione che aumenterà costi ed iniquità”.

Critiche verso il Governo e il ministro Lorenzin arrivano anche dai deputati del Movimento 5 Stelle secondo cui la ricerca Censis-Rbm evidenzia le conseguenze dei continui tagli inflitti alla sanità. Per frenare la valanga in cui si è trasformata la frana del nostro Ssn, la ricetta del Movimento passa quindi per “il finanziamento del Ssn che deve tornare a salire e nel 2019 deve essere riportato almeno al 7%  del Pil”. Inoltre, il ministero della  Salute deve pubblicare i nuovi Lea- chiedono i rappresentanti del partito –  e attuare la revisione  della governance farmaceutica mentre il Governo deve investire realmente in prevenzione per ridisegnare il Ssn e rispettare le scadenze previste in legge di Stabilità, a partire dal piano di assunzione del personale e dallo sblocco del  turnover”. 

Per Fp Cgil l’indagine “fotografa una situazione una situazione sempre più precaria della sanità italiana”, denunciata da anni dal sindacato, che è il “frutto di amaro di anni di tagli alla sanità che anche questo Governo ha continuato”. Una logica di commissariamenti e tagli criticata anche dal segretario della Cgil Susanna Camusso: “Serve un grande investimento pubblico per far accedere le persone alle cure e alla  prevenzione”.