Screening neonatali, ok della Camera a ddl su malattie metaboliche ereditarie

Approvata all’unanimità la proposta di legge del M5S sugli accertamenti diagnostici obbligatori. Ora passa al Senato. De Filippo: “L’obiettivo deve essere copertura del 100% senza diseguaglianze regionali”

malattie rare

La Camera dei deputati ha approvato all’unanimità il ddl “Disposizioni in materia di accertamenti diagnostici neonatali obbligatori per la prevenzione e la cura delle malattie metaboliche ereditarie”. La proposta di legge, prima firmataria la senatrice M5S Paola Taverna, torna ora all’esame del Senato.

Parole di apprezzamento per il via libera di Montecitorio arrivano dal sottosegretario alla Salute, Vito De Filippo: “Siamo tutti consapevoli che effettuare lo screening neonatale esteso non rappresenta un costo, bensì un investimento per la salute, sostituendo il principio del rapporto costi-benefici on quello del costo-opportunità. Il beneficio non è solo legato la paziente ed alla sua famiglia ma rappresenta una razionalizzazione nell’impiego delle risorse del Sistema Sanitario, nel senso che avviare un percorso di cura prima dell’insorgenza dei sintomi è, senza dubbio, meno oneroso della gestione di un paziente con alto rischio di invalidità conseguente al ritardo diagnostico”.
Tuttavia, sottolinea De Filippo, affinché “un programma di screening sia efficace, non solo dal punto di vista clinico ma anche di sanità pubblica, necessario garantire il raggiungimento e l’esecuzione del test al 100% della popolazione di riferimento, nel rispetto della tempistica che deve fornire precisi e definiti percorsi clinici, con protocolli operativi ottimizzati all’impiego delle risorse da parte dei vari operatori coinvolti nel processo: i Consultori familiari, i Centri Nascita, il Centro Screening, il Centro di Riferimento Clinico, il Pediatria del territorio. Questo risultato si può conseguire solo mediante una legge che rende uniforme il sistema sull’intero territorio nazionale e supera ogni diseguaglianza di accesso ai servizi sanitari delle diverse regioni”.

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