Trasparenza, 70% dei medici favorevole a pubblicare i compensi ricevuti da Big Pharma

È la stima di Farmindustria in vista della scadenza di fine giugno, quando - per effetto del Disclousure Code di Efpia recepito anche in Italia - le aziende pubblicheranno online i dati relativi alle transazioni economiche per attività di ricerca, consulenza, congressi e formazione

Almeno il 70% dei medici italiani è favorevole a rendere pubblici i compensi ricevuti dalle aziende farmaceutiche per attività di ricerca, consulenza, partecipazione a congressi ed eventi di formazione. E’ il primo dato sulla “operazione trasparenza” di Big Pharma annunciata nei mesi scorsi e che entra nel vivo adesso: dal primo luglio per effetto del Disclosure Code dell’European Federation of Pharmaceutical Industries and Associations (Efpia) – che riunisce imprese associazioni di categoria di tutto il Vecchio Continente – le aziende pubblicheranno online tutte le transazioni economiche verso camici bianchi, strutture ed associazioni scientifiche. Una “svolta epocale” l’ha definita il presidente di Farmindustria, Massimo Scaccabarozzi, nel corso di una conferenza stampa organizzata al ministero della Salute per illustrare i dettagli dell’iniziativa: “E’ un passo importante, d’ora in avanti, tutti gli anni, pubblicheremo questi dati. La classe medica ha risposto molto bene. Non c’è un dato complessivo, ogni azienda pubblicherà i suoi, ma ci risultano percentuali di adesione in media superiori al 70%”. Per ogni medico che avrà dato il consenso sarà visibile l’importo dei “trasferimenti di valore” erogati nel 2015, il nome della struttura a cui afferisce e la categoria in cui rientra il contributo (convegni, consulenze ecc…). A questi dati, si aggiungeranno quelli relativi alle sovvenzioni per Ricerca & Sviluppo che saranno pubblicate in aggregato, come stabilito da norme già esistenti.

Sette medici su dieci favorevoli alla pubblicazione dei compensi non sono abbastanza secondo la Federazione degli Ordini dei medici (Fnomceo): “Il 70% è un dato interessante, ma non soddisfacente. A noi il compito di sollecitare l’altro 30% dei colleghi. È l’inizio di un percorso, può esserci qualche diffidenza, ma siamo sicuri che si potrà arrivare al 100 per cento. È un’opportunità importante per rafforzare il rapporto di fiducia con i cittadini che è alla base della nostra professione”, commenta Cosimo Nume, responsabile dell’area comunicazione della Fnomceo.

Secondo il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, se il tema è quello di “instaurare un rapporto franco” con i cittadini, la trasparenza è la prima “arma” a disposizione: “E’ il principio ispiratore delle nostre azioni, trasparenza senza però cultura del sospetto e atteggiamento inquisitorio. La trasparenza è prima arma contro le opacità, da quelle più innocue a quelle che determinano fenomeni distorsivi. E questo vale in particolare per un ambiente sensibile come quello del farmaco”. Il Disclosure Code, ha ricordato infine il ministro, è “in linea con il lavoro svolto con il presidente dell’Anac, Raffaele Cantone, sull’anticorruzione”.

I dati, pubblicati nel pieno rispetto della normativa italiana sulla privacy, riguarderanno i singoli professionisti che hanno firmato il consenso e, in forma aggregata, tutti gli altri. La collaborazione tra imprese del farmaco e medici riguarda diversi ambiti: ricerca e sviluppo di nuovi farmaci attraverso gli studi clinici svolti negli ospedali, nelle università e nelle strutture sanitarie pubbliche e private; consulenze scientifiche; seminari e convegni scientifici che offrono informazione e aggiornamento; supporto ai congressi e corsi Ecm organizzati da strutture pubbliche, università, società scientifiche e provider accreditati.

La pubblicazione dei dati per effetto del Disclosure Code avverrà in contemporanea in oltre 30 Paesi europei. In Francia – unico caso al mondo insieme agli Stati Uniti – esiste già un obbligo di legge. “Qui, invece, abbiamo deciso di farlo volontariamente e, anche senza una legge, e credo che abbia ancora più valore”, conclude Scaccabarozzi.