Rapporto Osmed: spesa farmaceutica 2015 a quasi 30 mld (+ 8,6%); 1,7 mld (7,8%) per innovativi e Hcv

Nuovo sorpasso tra le categorie a maggiore impatto economico: oncologici superati dagli antiinfettivi. Pani: “Nel 2010 la spesa totale salirà a 35 miliardi. Bisogna arrivare alla contrattazione prima dell’immissione in commercio dei nuovi medicinali”

produzione industriale

Quasi trenta miliardi di spesa (28,9 per l’esattezza) per circa 2 dosi di farmaci a testa al giorno (1,8): una cifra pari all’1,9% del Pil, in crescita strepitosa rispetto al 2014 (+8,6%) e con un onere per il 76,3% a carico del Ssn. Sono i dati essenziali sulla spesa farmaceutica 2015 analizzata e sviscerata dal Rapporto Osmed Aifa, presentato oggi a Roma. Una guida alla lettura dei consumi annuali di medicinali giunta alla sedicesima edizione che documenta fedelmente l’evoluzione dei consumi e l’impatto determinato dall’avvento dei farmaci innovativi: la spesa per gli anti Hcv è stata pari a 1,7 miliardi, pari al 7,8% del totale (sofosbuvir in primis), ed ha impattato sul territorio dove i trattamenti avviati sono quasi 50mila e non hanno ancora saturato i criteri di ammissibilità fissati dall’Agenzia.

Tra i dati essenziali da segnalare l’ennesimo sorpasso nella classifica tra le categorie terapeutiche più costose: dtre anni fa la voce di spesa maggiore erano ancora i cardiovascolari, due anni fa gli oncologi, nel 2015 a farla da padroni sono stati gli antiinfettivi, anche se i cardiovascolari si confermano la categoria a maggior consumo, seguiti dai farmaci dell’apparato gastrointestinale e metabolismo, dai farmaci del sangue e organi emopoietici e dai farmaci per il Sistema Nervoso Centrale.

Il 69,8% delle dosi di farmaci consumate ogni giorno è costituita da medicinali a brevetto scaduto, che rappresentano anche il 21,4% della spesa pubblica; in crescita il consumo dei biosimilari (soprattutto delle epoetine +49,0% e della somatropina 21,5%); in calo il consumo di antibiotici (-2,7%) con effetti positivi sulla spesa (-3,2%) anche se il loroi uso inappropriato – in calo rispetto agli anni precedenti, continua a superare il 30% in tutte le condizioni cliniche studiate. Trend di inappropriatezza confermati, infine, anche per antidiabetici e inibitori di pompa protonica.

Il tutto per un totale di 11,2 miliardi di euro (184,3 euro pro capite) di spesa a carico delle strutture pubbliche (38,7% della farmaceutica totale) con un incremento del +24,5% rispetto al 2014 determinato dall’avvento dei farmaci innovativi e la consueta variabilità regionale per categoria terapeutica: il Lazio è la Regione con i maggiori consumi in regime di assistenza convenzionata, seguita dalla Puglia e dalla Sardegna. La spesa lorda pro capite maggiore in Campania, Puglia e Calabria. La Provincia autonoma di Bolzano registra la spesa pro capite meno elevata. Le Regioni del Nord registrano livelli inferiori di spesa convenzionata rispetto alla media nazionale; Sud e Isole mostrano valori di spesa superiori.

Ad innestarsi sulla messe di dati resta disponibile da Osmed l’analisi in controluce del dg Aifa, Luca Pani, sulle proiezioni relative all’evoluzione del comparto: “Negli ultimi 25 anni -ha sottolineato – non c’è stata una crisi sulle nuove molecole, semmai un cambio di paradigma: dobbiamo aspettarci una crescita costante fino al 2020 a fronte di una altrettanto costante crescita dei consumi, in uno scenario in cui l’Europa rappresenterà il mercato più ampio, per un totale di 600 milioni di abitanti. In uno scenario che vedrà salire la spesa farmaceutica italiana a quota 35 miliardi di dollari”. A fronte di queste stime la sfida della sostenibilità per quanto riguarda in particolare gli innovativi passa secondo Pani per il recepimento delle indicazioni ricevute da Governo e Antitrust con “accordi meno confidenziali e segreti”. “-Bisogna arrivare alla contrattazione prima dell’immissione in commercio dei nuovi medicinali – ha detto facendo riferimento, ad esempio, alle cure per l’Alzheimer vicine alla rampa di lancio. – Se fosse stato possibile sarebbe stato bene anticipare anche la negozsiazione sui farmaci per l’epatite C – ha concluso – e dobbiamo risuscire a spiegare ai nostri interlocutori che una innovazione non sostenibile non sarà innovazion: se non potrò prescriverla sarà come non averla”.

Una sfida che secondo il presidente Aifa, Mario Melazzini, va affrontata “essendo disponibili al cambiamento e potendo contare su una grandissima sinergia anche con gli operatori sanitari e le associazioni dei pazienti”. Ma che resta inevitabilmente appesa alle sorti del tavolo interministeriale da cui – come sottolienato dal presidente della Igiene e sanità del Senato, Grazia Di Biasi – “dovrà scaturire la nuova governance indispensabile per consentire ad Aifa l’autoriforma per la quale il Parlamento è riuscito a trovare i finanziamenti”. “L’universalismo non misura su aspirina, ma sul farmaco innovativo – ha concluso – in una partita in cui la dimensione europea è ineludibile e l’Italia, dotata di un’agenzia di altissimo profilo – può avere molto da dire”.

I dati sul sito Aifa