Sanità digitale: per colmare il gap con l’Europa servono da 2 a 8 miliardi in più entro il 2020

A sostenerlo una ricerca presentata oggi da Censis e Centro Studi Impresa Lavoro, ipotizzando – con tre scenari diversi - di raggiungere un'incidenza della spesa per eHealth sul totale della spesa sanitaria pubblica fra il 2 e il 4%. La media europea oscilla fra il 2 e il 3%, ma nel 2015 l'Italia si è fermata all'1,2%

Se si vuole far crescere la sanità digitale italiana e azzerare il divario con il resto d’Europa, il Servizio sanitario nazionale deve rifare un po’ di conti: colmare il gap può costare da 2 a 7,8 miliardi di euro in più entro il 2020, per un impegno complessivo stimato fra i 9,5 e i 15,2 miliardi di euro. Il range dipende dalla percentuale di spesa per eHealth sul totale della spesa sanitaria pubblica che intendiamo raggiungere: i numeri si basano infatti su tre scenari (con percentuali dal 2 fino al 4) ipotizzati da uno studio presentato oggi a Roma da Censis e Centro Studi Impresa Lavoro.

Tre scenari per il 2020. Per inquadrare nel medio periodo le prospettive della sanità digitale italiana in termini di fabbisogno finanziario, lo studio esamina tre scenari al 2020 della spesa. Il primo scenario, di tipo più “conservativo”, ipotizza il raggiungimento a fine periodo di un target del 2% di spesa eHealth su spesa sanitaria pubblica: in questo caso al Ssn si richiederebbe di soddisfare un fabbisogno finanziario cumulato 2016‐2020 di 9.559 milioni di euro per la sanità digitale, con un investimento aggiuntivo cumulato pari a 2.076 milioni di euro.

Il secondo scenario ipotizza un target intermedio pari al 3%: il fabbisogno finanziario 2016‐2020 arriverebbe a 12.503 milioni, con un investimento aggiuntivo cumulato richiesto alle politiche pubbliche pari a 5.021 milioni di euro.

Il terzo scenario prende in esame un target più espansivo (4%), come indicazione di un deciso salto di qualità dell’impegno pubblico nel settore: il fabbisogno finanziario 2016‐2020 sarebbe pari a 15.243 milioni di euro, con un investimento aggiuntivo richiesto di 7.767 milioni.

Sembrano risultati molto ambiziosi, visto lo stato dell’arte: il processo di digitalizzazione della sanità italiana è in netto ritardo rispetto alla maggioranza dei Paesi Ue. Le performance insufficienti rispecchiano il basso livello di spesa eHealth dell’Italia, pari nel 2015 all’1,2% della spesa sanitaria pubblica, rispetto alla media che oscilla fra il 2 e il 3%, con punte vicine al 4% in Paesi come Finlandia e Regno Unito.

Un cambio di rotta. Senza interventi ad hoc e quindi “a invarianza di politiche pubbliche per la sanità digitale”, l’incidenza della spesa eHealth sulla spesa sanitaria totale crescerà nel 2020, ma non andrà oltre l’1,36%. Secondo l’analisi Censis-Impresa Lavoro, il Servizio sanitario nazionale “deve realizzare nei prossimi anni un deciso cambio di passo” per quanto riguarda gli investimenti in sanità digitale. “Senza questo cambio di policy – si legge nello studio – il Ssn non potrà valersi pienamente dei benefici attesi dai servizi e dagli strumenti di sanità digitale, che consentono un guadagno di efficienza, un’ottimizzazione nell’erogazione dei servizi, una riduzione dell’errore medico, un incremento della sicurezza del paziente, un miglioramento della gestione delle patologie croniche”. Ma gli investimenti da soli non bastano, sono un fattore necessario ma non sufficiente per lo sviluppo della eHealth: “Occorre – sottolineano gli autori – affrontare contestualmente il tema del ridisegno complessivo del sistema salute, quello del digital divide, quello della costruzione di una governance nazionale dell’innovazione e di una strategia architetturale complessiva, quello della definizione di una chiara politica della sicurezza e della privacy”.

Il gap Italia-Europa secondo 4 indicatori. La Commissione Ue misura i progressi dei Paesi europei in tema di sanità digitale attraverso quattro indicatori: ricerca di informazioni online sui temi della salute da parte dei cittadini; prenotazione visite mediche via Web da parte dei pazienti; medici di medicina generale che inviano elettronicamente le prescrizioni ai farmacisti; medici di medicina generale che condividono i dati medici dei pazienti con altri operatori e professionisti sanitari.

Per quanto riguarda il primo indicatore l’Italia nel 2015 si situa – ben al di sotto della media Ue – al 27° posto all’interno dei 28 Paesi Ue+2 (Islanda e Norvegia): la percentuale di utenti internet negli ultimi 3 mesi che ricercano online informazioni sulla salute era pari al 46% contro la media Ue del 58%.

Per quanto riguarda la prenotazione delle visite mediche via Web da parte dei pazienti – sempre negli ultimi tre mesi – l’Italia nel 2014 occupa la 12esima posizione : l’indicatore è pari al 10%, contro la media del 12,5%.

Passando alla percentuale di medici di medicina generale che inviano elettronicamente le prescrizioni ai farmacisti, l’Italia nel 2013 occupa la 17esima posizione con il 9%, molto distanziata rispetto ai Paesi battistrada: Estonia (100%), Danimarca (100%), Croazia (99%), Svezia (97%), Islanda (96%), Olanda (94%).

In merito al quarto indicatore eHealth considerato, l’Italia nel 2013 occupa il 14° posto (fra i 28 Paesi UE+2) con il 31% di medici di medicina generale che condividono i dati medici dei pazienti con altri operatori e professionisti sanitari. Il Paese più avanzato è la Danimarca con il 92%.