Cannabis, i dubbi delle Regioni: “Liberalizzazione inattuabile, rischio confusione con usi terapeutici”

Un documento della Conferenza delle Regioni presentato alla Commissione Affari Sociali della Camera segnala alcune criticità della proposta di legge che approderà il prossimo 25 luglio in aula

nuova varietà di cannabis terapeutica

“È inattuabile la liberalizzazione dell’uso ricreativo di un prodotto che ha sempre più indicazioni per scopi terapeutici, altrimenti c’è il rischio di fare confusione e quindi di gravi ripercussioni in termini sanitari. La stessa legge non può regolamentare due aspetti che sono incompatibili”. Ad affermarlo è la Conferenza delle Regioni in un documento presentato nel corso di un’audizione davanti alla Commissione Affari sociali della Camera dei Deputati, nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulla proposta di legge in materia di legalizzazione della cannabis che approderà nell’aula di Montecitorio il prossimo 25 luglio.

Ma il rischio di “confusione” non è l’unica criticità segnalata dalle Regioni: “La proposta di legge – si legge in una nota della Conferenza – è in contrasto con le normative attuali in merito a quanto disposto sulla penalizzazione dell’omicidio stradale; la selezione delle piante, il metodo di coltivazione, i tempi di raccolta, la tecnica di trasformazione sono passaggi che possono incidere in modo significativo sul titolo del principio attivo e sulla qualità del prodotto finale, presupposti indispensabili al fine di poter disporre di un prodotto sicuro, con un titolo in principio attivo ben definito, di qualità garantita, nonché un sistema di rilevazione degli eventuali effetti collaterali; gli usi terapeutici non sono approvati come indicazioni terapeutiche ed è in discussione non solo la sicurezza d’uso ma anche l’effettiva efficacia in diverse patologie; la proposta di legge potrebbe portare ad uso inappropriato per i soggetti minorenni, con possibilità di sicurezza e danno a tale fascia di età; non è altresì da escludere che, una volta diffusa la pratica del “fai da te” per usi ricreativi, questa pratica (la norma non lo vieta e neppure potrebbe vietarlo)  non possa essere attivata anche per gli usi terapeutici con gravi  conseguenze sulla salute pubblica”.

Finora sono 12 le Regioni che hanno adottato leggi o provvedimenti relativi all’uso terapeutico di medicinali a base di cannabis: Piemonte, Puglia, Toscana, Veneto, Liguria, Marche, Friuli Venezia Giulia, Abruzzo, Sicilia, Umbria, Basilicata e Lombardia. “Le normative regionali – conclude la nota della Conferenza – convergono tutte nel disciplinare l’erogazione dei medicinali a carico dei propri Servizi sanitari regionali (Ssr) e, salvo specifici aspetti di carattere organizzativo e procedurale, si allineano a quanto disposto dal ministero della Salute con proprio decreto del 9 novembre 2015″.