Al via il Tavolo nazionale sull’assistenza primaria e domiciliare integrata

Istituito dal Ministro Lorenzin, il Tavolo si è insediato venerdì 8 luglio. Obiettivo: l’elaborazione, di proposte normative di riorganizzazione dell’assistenza domiciliare integrata e l’adozione sperimentale di modelli di partenariato pubblico-privato per la presa in carico integrata

Roche

Il Tavolo sull’assistenza primaria e domiciliare integrata è ai blocchi di partenza. Il gruppo di lavoro, istituito dal Ministro della salute Beatrice Lorenzin, si è insediato venerdì 8 luglio con la partecipazione di diverse associazioni operanti nel settore, tra le quali Confcooperative Federazione Sanità,  Legacoop, Consorzio Sanità, Federsanità Anci e Unione nazionale istituzioni e iniziative di assistenza sociale. Obiettivo dichiarato del neonato Tavolo è l’elaborazione, in tempi brevi, di proposte finalizzate alla riorganizzazione dell’assistenza e l’adozione sperimentale di modelli di partenariato pubblico-privato per la presa in carico integrata dei bisogni “complessi” di assistenza domiciliare sociosanitaria, in particolare delle persone anziane e dei soggetti affetti da patologie cronico-degenerative e disabilità. “Le proposte saranno studiate e costruite ascoltando gli operatori del settore – precisa la nota rilasciata dal ministero – per poter essere  condivise con le regioni e le province autonome, tenendo conto delle concrete esigenze del territorio e dei pazienti”. Tutto ciò in coerenza con quanto già previsto dal Patto per la salute per gli anni 2014-2016, che mira a promuovere una più adeguata distribuzione delle prestazioni assistenziali domiciliari e residenziali rivolte ai malati cronici non autosufficienti.
Presente all’incontro di istituzione, il ministro Lorenzin ha dichiarato: “L’assistenza domiciliare integrata costituisce, senza dubbio, un settore strategico  per le cure ai pazienti particolarmente svantaggiati e in situazioni di debolezza che devono poter contare su un servizio sanitario che sia in grado di garantire elevati standard di assistenza in modo uniforme sull’intero territorio nazionale. Non possiamo più permetterci ventuno modelli diversi di assistenza sanitaria e domiciliare – conclude – ne va dell’effettività del diritto alla salute dei cittadini”.