Automedicazione: quasi un miliardo di possibili risparmi per il Ssn

Sotto la lente del confronto istituzionale promosso da Sanofi Italia al Senato le ipotesi di "delisting" dalle classi A e C alla categoria dei "no prescription". Disponibilità al dibattito con paletti e cautele da farmacisti e rappresentanti dei pazienti.

Con un prezzo medio di 6.50 euro a scatoletta contro gli 11.90 dei prodotti  su ricetta i farmaci di automedicazione si candidano in modo pressante a diventare un’arma preziosa nell’ambito del dibattito sulla sostenibilità e della governance della spesa farmaceutica pubblica, a patto di avviare un percorso di partnership istituzionale e tra stakeholders che coinvolga i cittadini in un percorso culturale basato su consapevolezza e informazione e adeguatamente sostenuto dalle autorità sanitarie.  Un “delisting” di prodotti a basso costo, per patologie lievi e non croniche, sia dalla classe A  che dalla classe C alla categoria dei “senza ricetta” avrebbe infatti il pregio di liberare risorse a vantaggio di altri più onerosi capitoli di spesa facendo guadagnare magari punti sul terreno dell’appropriatezza, se è vero –  come documentato puntualmente anche quest’anno dai dati Osmed – che almeno il 50% dei 950 milioni di spesa annui registrati nell’area dei gastro-protettori merita il patentino dell’inappropriatezza. E’ attorno a questi dati – contenuti in una analisi proposta da Giorgio Colombo, docente della scuola di farmacia dell’Università di Pavia – che si è sviluppato il dibattito istituzionale in occasione dell’incontro su “Sostenibilità e innovazione nel Ssn – Il ruolo dell’automedicazione” svoltosi oggi al Senato, accendendo i riflettori su un mercato nazionale da 2,5 miliardi di euro (che diventano 5,6 aggiungendo al pacchetto devices e integratori) e che vede gli italiani attestati ad una spesa media pro-capite di 40 euro a testa contro una media di 60 negli altri Paesi europei.

Sotto la lente dell’incontro – promosso da Sanofi Italia – tutte le chance ma anche le criticità legate ad una possibile scelta di “delisting” da cui potrebbero derivare risparmi da circa 1 miliardo da dirottare altrove all’interno del budget per la farmaceutica pubblica. Cruciali i caveat proposti ad esempio dal senatore Andrea Mandelli (Fi),  presidente Fofi  e vice presidente della commissione Bilancio del Senato: “L’innovazione pone un problema etico – ha detto. – Non si tratta più di discutere di farmaci che allungano la vita di poche settimane: abbiamo davanti prodotti capaci di cambiare il futuro di individui e famiglie. Dei 50 mila curati finora con i farmaci per l’epatite C, 45 mila hanno ottenuto la guarigione: il dibattito non può essere ridotto solo all’aspetto economico”. Ben venga dunque, secondo Mandelli, qualsiasi tassello arricchisca la ricerca di sostenibilità “ci stiamo battendo per l’aderenza alle terapie – ha ricordato – e si può fare molto anche sul fronte dell’automedicazione,  ma solo offrendo una guida costante e informazioni chiare ai cittadini sul fatto che il farmaco di automedicazione non è di serie B, ma rappresenta piuttosto un primo step per affrontare disturbi leggeri che possono essere affrontati con il farmaco da banco e con l’empowerment del paziente e solo in caso di insuccesso trasferiti al medico”.  Disco verde, dunque, per le patologie minori, ma “evitare a tutti i costi di superare una logica linea di demarcazione tra la scelta consapevole e il ‘pasticcio’ che poi diventa acuzie e fa più danni (e più spesa), ha concluso Mandelli.

Sulla stessa lunghezza d’onda, con l’accento sulla crescita di una crescita culturale dei cittadini – pazienti , l’intervento della senatrice Fabiola Anitori (Gruppo AP, Ncd-Udc), membro della Igiene e sanità del Senato, convinta che sia necessario lavorare su due fronti: “quello della famiglia e della scuola e quello delle farmacie”. Pieno supporto da parte di queste ultime, prime e insostituibili protagoniste del  “consiglio” al paziente:   La farmacia costituisce un punto di riferimento essenziale per il cittadino nella scelta del farmaco da automedicazione -ha sottolinerato . Annarosa Racca, presidente di Federfarma.  – In un mondo in cui sul web circola una enorme mole di notizie di cui non è facile valutare l’attendibilità, la farmacia rappresenta una fonte attendibile ed è perciò quotidianamente impegnata nel fornire informazioni scientificamente corrette alla popolazione“.

Il protagonista in più – ha lasciato però intendere Francesca Moccia, vicesegretario generale di Cittadinanzattiva, deve essere il medico di famiglia, proprio per la valenza del cambio di paradigma che sarebbe richiesto al paziente: “La sostenibilità del Ssn è una responsabilità collettiva – ha detto – ma stiamo attenti che il ragionamento sull’automedicazione non rischi di apparire  come un invito al consumo”. “Per parlare di delisting – ha proseguito – serve un lavoro meditato, un tavolo di confronto con il supporto di dati scientifici che migliorino la qualità della decisione. Perché tutto quello che salva il destino del Ssn è prioritario e in questo caso il processo – che è politico – è essenziale quanto la decisione da assumere”.

Caute aperture su tutti i fronti, insomma, con tutte le cautele del caso. Tanto più alla luce delle ulteriori criticità – appena accennate dal senatore Mandelli, ma ben presenti nella consapevolezza dei partecipanti all’incontro – lasciate aperte dalla sentenza del Tar Lazio che pochi giorni fa ha accolto il ricorso proposto da un’azienda farmaceutica volto ad ottenere la possibilità di pubblicizzare presso il pubblico medicinali senza obbligo di prescrizione (Sp), ovvero non appartenenti alla categoria dei medicinali di automedicazione (Otc).

Un distinguo peculiare della sola legislazione nazionale in materia che assumerebbe  un particolare rilievo nell’ambito del dibattito sul delisting appena avviato anche grazie ad un recente studio pubblicato da I-Com, Istituto per la Competitività, che ha dimostrato che se la domanda di salute per patologie non croniche venisse soddisfatta ricorrendo a farmaci disponibili in automedicazione,il risparmio aggregato per la nostra sanità potrebbe arrivare fino a circa 700 milioni di euro, liberando risorse per i farmaci salvavita.

Banalmente, anzi, come ricordato oggi da Davide Integlia (I-Com),  l’ulteriore vantaggio di un passaggio di intere categorie di prodotti “maneggevoli” dalla classe C alla categoria “non prescription” si tradurrebbe anche in un risparmio diretto per le tasche dei cittadini, in virtù della concorrenza generata dai listini tradizionalmente cheap del comparto.

Tanta carne al fuoco, insomma, e tante occasioni di riflessione anche per l’azienda promotrice del confronto: “Siamo soddisfatti che nessuno degli interlocutori abbia trovato azzardato l’accostamento tra automedicazone e sostenibilità – ha commentato Fabio Mazzotta, general manager della divisione Consumer Healthcare di Sanofi. – I farmaci per i disturbi gastrici e per le affezioni respiratorie rappresentano la prima categoria di rimborso per il Ssn e siamo convinti che con l’impegno da parte delle aziende produttrici, la collaborazione e la professionalità di medici e farmacisti e qualche scelta strategica e coraggiosa da parte delle istituzioni potremo operare al meglio nella gestione del sistema salute in un’ottica di sostenibilità”.