I wearable devices spingono i Big Data

Un progetto sperimentale di VDM labs, costola tecnologica della società milanese Vidiemme Consulting, ha monitorato pazienti cardiopatici durante il periodo di terapia

I dispositivi indossabili, che siano braccialetti, orologi o cerotti intel­ligenti, sono in grado di raccogliere, senza sosta, numerose informazioni che parlano di noi e del nostro corpo. La quantità di informazioni prodotte è talmente estesa da rientrare a pieno nel campo tecnologico dei Big Data, termi­ne usato per definire raccolte di dati ster­minate che richiedono tecnologie speci­fiche per poterle elaborare. Nonostante le difficoltà, accettare la sfida può fare la differenza, specie nel campo dell’heal­thcare: comprendere tali grandi moli di dati biometrici permette in qualche mi­sura di poter prevedere patologie e criti­cità e di seguire un paziente nell’arco del suo periodo di cura più da vicino, sia al suo medico curante che al suo caregiver.

Su queste premesse, VDM Labs, la sus­sidiaria della milanese Vidiemme Con­sulting (www.vidiemme.it), immersa nella Silicon Valley di San Francisco, ha lavorato a un progetto sperimentale per un’azienda assicurativa statunitense con lo scopo di supportare le persone con problemi cardiaci durante il loro perio­do di terapia e, nel contempo, aiutare i medici e i caregiver.

Un piccolo ecosistema di dispositivi wearable, indossati dal paziente e che comprendono un cardiofrequenzime­tro, un contapassi e un Ecg, si occupa di tenere sotto controllo diversi parametri vitali nel tempo. Tali dati vengono pe­riodicamente raccolti da un dispositivo cellulare e inviati a un sistema cloud che li immagazzina, classifica e, tramite un algoritmo predittivo, li correla e ne iden­tifica le criticità.

Questa elaborazione permette di stilare un rapporto giornaliero circa i progressi che il paziente stesso può consultare tra­mite un portale web al quale è iscritto. Nel contempo, in caso di anomalie, lo stesso sistema si occuperà di avvisare chi ne sta seguendo il percorso di cura tramite il suo dispositivo mobile. Al paziente, inoltre, viene notificato quan­do è necessario che compia un’azione importante per la propria terapia, come eseguire un esercizio fisico o assumere un particolare farmaco, con lo scopo di verificare e assicurare la costanza neces­saria. A operazione conclusa e conferma­ta, il caregiver riceve un nuovo avviso sul proprio smartphone, rassicurandolo sul corretto proseguimento della terapia. I dati raccolti ed elaborati saranno inol­tre a disposizione del medico, che potrà usarli per valutare come proseguire il percorso terapeutico.

Tale soluzione porta con sé numerosi vantaggi, sia per il paziente che per chi lo circonda e supporta. Una verifica più precisa del percorso di cura del pazien­te permette al medico di modellarne uno che sia personalizzato, preciso ed efficace. Inoltre, un monitoraggio co­stante permette di ridurre sensibilmente il bisogno di visite e incontri periodici, introducendo nello stesso tempo la pos­sibilità di identificare le criticità in ma­niera tempestiva e agire più rapidamente per risolverle.

Tutto questo concorre a elevare la qua­lità della vita, concedendo più tempo e sicurezza per sé e per gli altri e a ri­durre le spese per ogni attore coinvol­to, azienda assicurativa inclusa. Infine, i dati raccolti da ogni singolo paziente concorrono a offrire un servizio più ac­curato e cure migliori per tutti, miglio­rando gli algoritmi predittivi e suppor­tando la ricerca medica.

Da AboutPharma and Medical Devices luglio/agosto 2016, n° 140