Ictus: City University London, contraccolpi sulle relazioni sociali nel 63% dei sopravvissuti

Insoddisfatto delle proprie relazioni sociali post-ictus il 63 dei pazienti: causa principale l'afasia che nel 15% dei casi si protrae per il resto della vita e condiziona assai più che la disabilità fisica. Indispensabili le relazioni di sostegno alla persona durante la riabilitazione.

Sopravvissuti ma senza amici nel 36% dei casi: è il bilancio degli 87 pazienti sopravvissuti all’ictus – prima causa di disabilità nell’adulto in molti paesi europei – reclutati nell’ambito di uno studio realizzato dai ricercatori della City University London e pubblicato dal Journal of Speech Language and Hearing Research. I partecipanti sono stati intervistati a due settimane, tre mesi e sei mesi dall’ictus, utilizzando una gamma di misurazioni: nel mirino degli studiosi in particolare l’effetto della malattia sulle relazioni sociali, inclusa la frequenza di contatto con amici e famigliari e la soddisfazione di quel contatto.

Dai dati dello studio emerge che solo il contatto con i figli e famigliari rimane relativamente stabile, mentre sono le relazioni amicali a subire i maggiori contraccolpi: solo il 14% degli intervistati prima dell’ictus, il 14% ha affermato di avere uno o nessun amico prima dell’ictus ma a sei mesi di distanza dall’evento il dato è risultato aumentato fino al 36%, con un 20% di pazienti che ha riferito di non avere più nessun amico stretto e un 63% che si dichiara insoddisfatto delle proprie relazioni sociali post-ictus.

Principale fattore scatenante, l’afasia: l’invalidità del linguaggio che può influire sulla capacità di parlare, comprendere, leggere o scrivere e che per circa il 15% dei sopravvissuti all’ictus si protrae per il resto della vita e può influire sulla capacità di una persona di conservare relazioni sociali soddisfacenti, ancor più della gravità dell’ictus o della disabilità fisica. I sopravvissuti all’ictus che avevano rapporti sociali più forti sei mesi dopo l’ictus cerebrale erano spesso neri, non affetti da alcuna disabilità del linguaggio, in grado di eseguire ogni giorno attività fuori e dentro casa (per esempio fare la spesa, preparare i pasti), e percepivano se stessi come ben supportati.

“Il nostro studio ha dimostrato che molti sopravvissuti all’ictus riferiscono che i loro rapporti sociali sono stati influenzati negativamente. Le persone affette da afasia erano particolarmente a rischio di perdere il contatto con gli amici e, in generale, con la loro rete sociale – commenta Sarah Northcott, ricercatrice presso la School of Health Sciences della City University London. – Sappiamo che le relazioni di sostegno sono cruciali nel consentire a una persona di adattarsi alla vita dopo un ictus, di conseguenza è molto importante prendere in considerazione reti di sostegno alla persona durante la riabilitazione post-ictus. Più in generale, in quanto società, dobbiamo considerare in che modo evitare l’isolamento sociale delle persone colpite da ictus e afasia”.