Fibrillazione atriale, al congresso Esc nuovi dati sull’efficacia della crioablazione

I risultati delle analisi secondarie dello studio clinico FIRE AND ICE dimostrano tassi di riablazione e ospedalizzazione significativamente più bassi per i pazienti con fibrillazione atriale parossistica (PAF) trattati con la crioablazione rispetto ai pazienti trattati con l’ablazione in radiofrequenza (RF)

Per il trattamento dei pazienti con fibrillazione atriale parossistica (PAF), la tecnica della crioablazione è un approccio più rapido e semplificato rispetto a quella convenzionale a radiofrequenza, in grado di ridurre tassi di riablazione e ospedalizzazione. È quanto emerge dai risultati delle analisi secondarie dello studio clinico FIRE AND ICE presentati al congresso della Società europea di cardiologia (Esc) in corso a Roma. La crioablazione – spiega una nota dell’azienda Medtronic –  consiste nell’introdurre per via venosa un palloncino all’interno delle vene polmonari che viene poi gonfiato e raffreddato a circa -40° per tre minuti. Si produce così una sorta di ibernazione dell’area malata che viene isolata dal resto del cuore. I vantaggi di questa tecnica, rispetto a quella classica con radiofrequenza – sottolinea la nota – sono una maggiore rapidità della procedura, mantenendo gli stessi standard di efficacia e sicurezza dell’approccio tradizionale. “Lo studio FIRE&ICE – commenta Claudio Tondo, direttore del Cardiac Arrhythmia Research Center del Cardiologico Monzino di Milano – rappresenta la più importante analisi randomizzata di confronto tra la tecnica crioablativa e quella convenzionale a radiofrequenza nel trattamento di pazienti sintomatici per fibrillazione atriale parossistica. Lo studio dimostra un’efficacia clinica quantomeno paragonabile tra le due metodiche, ma sottolinea come la crioablazione possa costituire un approccio più rapido e semplificato.”

L’ablazione della fibrillazione atriale è indicata per i pazienti cosiddetti giovani – al di sotto dei 65 anni – per i pazienti sintomatici e per tutti coloro che non hanno risposto positivamente alla terapia farmacologica. Si tratta del 30% della popolazione che soffre di fibrillazione atriale, la patologia cardiaca che rappresenta la più comune forma di aritmia con 500mila pazienti in Italia e 60 mila nuovi casi ogni anno

L’ablazione transcatetere della fibrillazione atriale con radiofrequenza – prosegue la nota – oggi viene praticata in Italia per circa 6.000 pazienti l’anno e si caratterizza per prolungata durata dell’intervento e  complessità della procedura. La metodica che utilizza la crioenergia (utilizzata in oltre 180mila casi nel mondo e disponibile in Italia in circa 40 laboratori di Elettrofisiologia) semplifica l’intervento mininvasivo di ablazione transcatetere per il trattamento della fibrillazione atriale rendendolo – conclude Medtronic – più sicuro e tollerabile per il paziente e riducendo significativamente per il paziente le ospedalizzazioni e le cardioversioni elettriche dopo l’intervento.