Fertility Day, Renzi prende le distanze: “Non sapevo niente della campagna”

Secondo il premier "si deve intervenire sulle cose strutturali. Per fare figli i cartelloni pubblicitari non servono"

Dopo le tante critiche esplose in seguito alla presentazione del Fertility Day, il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, deve incassare anche la presa di distanza del presidente del Consiglio, Matteo Renzi, che oggi a Rtl ha affermato: “Non conosco nessuno dei miei amici che fa un figlio perché vede un cartellone pubblicitario”.

Ma non è tutto. Il premier ha aggiunto: “non sapevo niente di questa campagna, non l’ho neanche vista. Se vuoi creare una società che scommetta sul futuro e torni a fare figli devi intervenire sulle cose strutturali. La questione demografica esiste, ma la vera questione è un ragionamento complessivo – ha spiegato il presidente del Consiglio – Le persone fanno figli se possono finalmente avere un lavoro a tempo indeterminato, investire su un mutuo, avere l’asilo nido sotto casa. Questa è la vera campagna. Abbiamo fatto anche interventi fiscali, ma servono le condizioni strutturali. Litigare su una campagna di comunicazione, non credo sia un tema”, sottolinea il premier riferendosi all’iniziativa del Fertility Day, che non sembra aver fatto flop solo nel nostro Paese.

Dagli Usa a Singapore, i tentativi di sensibilizzare il pubblico sui problemi relativi alla fertilità sono spesso incappati nelle stesse critiche viste per la campagna italiana. Negli Stati Uniti, ad esempio, nel 2011, la American Society for Reproductive Medicine lanciò una campagna basata su foto di biberon spezzati e messaggi che mettevano in guardia da fattori come età, alcol, fumo e obesità in grado di compromettere la fertilità. L’accoglienza fu piuttosto burrascosa, ricorda il sito della Pbs, con l’allora presidentessa della National Organization for Women Kim Gandy che scrisse “Di sicuro le donne sono ben informate sull’orologio biologico. Non penso che abbiamo bisogno di ulteriori pressioni sull’avere figli”. In realtà, ricorda sempre la Pbs, secondo diversi studi condotti anche in Usa solo una minoranza delle ventenni conosce ad esempio il problema dell’età.

A Singapore sono ben due le campagne recenti finite sotto accusa. Nel primo caso, risalente al 2013, il governo ha distribuito nelle università una serie di opuscoli con delle favole famose modificate per mettere in guardia soprattutto le donne, che hanno ricevuto, tra gli altri, l’epiteto di ‘insultanti’. In un caso ad esempio Alice nel Paese delle meraviglie diventava una ragazza che passava la giovinezza a sperimentare alcol e fumo, e poi finiva per non poter avere figli. Un altro tentativo è stato fatto all’inizio di quest’anno, con una campagna che utilizza dei cartoon nelle metropolitane con spermatozoi e ovuli stilizzati, che è stata definita ‘disgustosa e invadente’ dalle associazioni di donne.