Iss su Lancet, ripercorsa la storia dell’Istituto e plauso alla nuova leadership

Ricciardi: "L’Istituto è strategico per il Paese. Il 96% dei finanziamenti proviene da fondi governativi per un totale di 120 milioni di euro, l’Iss ha ora un surplus di 9,5 milioni e siamo in grado di confermare tutto l’organico fino al 2018"

Pollice in su degli scienziati per il nuovo profilo disegnato per l’Istituto superiore di sanità (Iss). Lo sottolinea la rivista Lancet che intervista il presidente Walter Ricciardi e dedica all’ente un articolo in cui ripercorre la sua storia, dal 1934 ai giorni nostri, e ne descrive le eccellenze, in particolare nel campo della ricerca sul cancro, sui vaccini e le malattie infettive, sulle malattie rare e i farmaci orfani – dando lavoro a circa 2500 ricercatori e 150 amministrativi – passando per i progetti internazionali finanziati dall’Ue che coinvolgono ben 29 enti di 21 Paesi, tra cui Usa, Canada e Israele.

“L’Istituto è strategico per il Paese – dichiara Ricciardi a Lancet – Quando sono arrivato non ho trovato una situazione brillante dal punto di vista organizzativo: molta frammentazione e mancata valorizzazione di molte risorse. E’ un grande risultato, perciò, di cui vado fiero, essere riusciti a portare a casa ben 14 progetti nell’ambito di Horizon 2020, finanziati dall’Ue”. Non solo. “Il 96% dei finanziamenti – prosegue il presidente – proviene da fondi governativi per un totale di 120 milioni di euro, l’Iss ha ora un surplus di 9,5 milioni e siamo in grado di confermare tutto l’organico fino al 2018”.

The Lancet ricorda anche il nuovo Regolamento dell’Istituto, pubblicato alla fine dell’aprile scorso, che prevede sei grandi Dipartimenti nelle maggiori aree della salute – neuroscienze, malattie cardiovascolare, disordini metabolici dell’invecchiamento, malattie infettive, medicina molecolare e oncologica, sicurezza alimentare e dell’ambiente, salute pubblica veterinaria – e 16 Centri nazionali, tra cui quello dedicato alle nuove tecnologie per la salute e quello dedicato alla salute globale. Burocrazie, obsolescenza di molte attrezzature e età avanzata dei ricercatori non hanno impedito, a fronte del nuovo impulso dato dalla ristrutturazione, la positività dei commenti di molti osservatori, che guardano con fiducia all’inversione di rotta segnata dal riordino dell’Istituto ormai ben avviato.