Piano nazionale cronicità, Fnomceo e Ipasvi tracciano percorso comune per medici e infermieri

Oggi a Roma primo convegno congiunto promosso dalle due organizzazioni sul tema delle cronicità, in attesa che la Conferenza Stato-Regioni dia il via libera al Piano nazionale. Botti (ministero Salute): “Siamo a una svolta. Ora bisogna riprogettare i modelli assistenziali centrandoli sui bisogni “globali” del paziente e non solo su quelli clinici”

Trasversalità, appropriatezza, sinergia, integrazione. Medici e infermieri scelgono queste quattro parole chiave per formalizzare l’inizio di una stagione di dialogo sul tema della cronicità, oggetto di un primo convegno congiunto Fnomceo-Ipasvi organizzato oggi a Roma al ministero della Salute, in vista dell’applicazione concreta del Piano nazionale cronicità per il quale si attende entro fine mese il via libera da parte della Conferenza Stato-Regioni.  “Si tratta del primo convegno organizzato insieme da Fnomceo e Ipasvi – afferma la presidente della Federazione degli Ordini dei medici, Roberta Chersevani – e abbiamo voluto dedicarlo a un tema, quello della cronicità, che sicuramente ci vede vicini per consentire un adeguato percorso clinica-assistenziale al paziente”. Secondo la presidente della Federazione dei Collegi Ipasvi, Barbara Mangiacavalli, il tema può essere riassunto così: “Un piano di gestione della cronicità  non può non considerare, oltre all’appropriatezza clinica, anche l’appropriatezza organizzativa, che serve a dare al paziente la migliore assistenza sanitaria in condizioni ottimali, anche rispetto all’utilizzo delle risorse economiche e professionali”.

La cronicità è un problema emergente di sanità pubblica in tutti i sistemi sanitari avanzati, per il progressivo invecchiamento della popolazione e il conseguente aumento delle patologie croniche.  “Il  nostro Piano segna una svolta importante nell’approccio alla malattia: la persona diviene il centro del sistema di cure – commenta di Renato Botti, direttore della Direzione generale della Programmazione sanitaria del ministero della Salute -. È necessario quindi riprogettare i modelli assistenziali centrandoli sui bisogni “globali” del paziente e non solo su quelli clinici. In definitiva, bisogna trasformare un orientamento culturale, che già esiste, in regole di sistema”. Ed ecco le regole: saranno cinque le fasi del Piano nazionale cronicità, partendo dalla stratificazione e targeting della popolazione di riferimento sino ad arrivare alla valutazione dei risultati, passando attraverso la prevenzione, la presa in carico del paziente e l’erogazione di interventi personalizzati.

A medici e infermieri si rivolge infine Rosanna Ugenti, direttore della Direzione generale delle professioni sanitarie del ministero: “È arrivato il momento di lavorare tutti insieme in sinergia, rispettando e valorizzando le diverse competenze e integrandole. E, per far questo, è fondamentale una riprogrammazione dei fabbisogni, secondo le reali necessità basate sui numeri e su criteri reali e oggettivi, senza seguire logiche o interessi di parte”.