Da vecchi antibiotici una nuova arma contro il cancro

Lo studio italiano, condotto dai ricercatori dell’Università di Pavia e finanziata dall’ Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro Airc, è stata pubblicata su Science Advances. Le polimixine aprono un promettente spiraglio per il futuro della ricerca oncologica e nell’arginare lo sviluppo di tumori solidi e leucemie

Non è la prima volta che succede: ancora una volta un vecchio farmaco si è rivelato utile per una patologia diversa da quella per cui era indicato. Questa volta la scoperta è tutta italiana e i farmaci in questione sono due antibiotici, la polimixina B e polimixina E (nota anche come colistina), utilizzati nel trattamento di infezioni antibiotico-resistenti. Medicinali che secondo un lavoro condotto dai ricercatori del Dipartimento di Biologia e Biotecnologie dell’Università di Pavia, pubblicato su Science Advances, sono in grado di inibire un enzima (l’istone demetilasi LSD1), la cui deregolazione è correlata all’insorgenza del cancro. La ricerca è stata finanziata dall’ Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (Airc).

Sappiamo da tempo che lo sviluppo dei tumori non è associato esclusivamente a mutazioni della sequenza di basi del DNA. Anche le cosiddette alterazioni epigenetiche, responsabili delle modificazioni chimiche che modulano l’espressione dei geni, hanno un ruolo nel cancro, al punto che esistono oggi sperimentate terapie anti-epigenetiche usate in sinergia con la classica chemioterapia antitumorale. Gli istoni sono proteine basiche che costituiscono la componente strutturale della cromatina che comprende anche il DNA. L’istone demetilasi LSD1 sta emergendo come un nuovo bersaglio per la cura del cancro, essendo coinvolto nella regolazione del destino cellulare e nell’insorgenza di tumori solidi e leucemia. Attualmente tre composti in grado di inibire in maniera irreversibile l’enzima sono in fase di sperimentazione clinica, mentre la ricerca continua a focalizzarsi sullo sviluppo di inibitori innovativi e reversibili.

“La speranza  è che, grazie al sostegno di AIRC, composti di origine naturale come le polimixine, possano essere rivalutati per il trattamento simultaneo di infezioni batteriche nel contesto di altre patologie correlate all’istone demetilasi LSD1 – commenta Andrea Mattevi autore dello studio  – quali leucemia e tumori solidi, aprendo la strada allo sviluppo di nuovi inibitori epigenetici”.