L’Anaao minaccia lo sciopero: “Servono risorse per Ssn e contratto”

Nei giorni scorsi la riunione della direzione nazionale. Dichiarato lo stato di agitazione della categoria

Servono risorse per il Servizio sanitario nazionale (Ssn) e per il rinnovo del contratto per evitare l’ennesimo sciopero dei camici bianchi. Bisogna che la legge di stabilità “si faccia carico delle esigenze di sostenibilità del Ssn e di un Ccnl che sia strumento di governo e di innovazione del sistema, oltre che di cambiamenti delle condizioni di lavoro che restituiscano dignità e sicurezza ai professionisti”. E’ la richiesta della direzione nazionale dell’Anaao Assomed, che si è riunita il 16 e 17 settembre e che a sostegno di tali esigenze “dichiara lo stato di agitazione della categoria invitando le altre organizzazioni sindacali a concordare tutte le iniziative ritenute necessarie e mettendo a disposizione del segretario nazionale 72 ore di sciopero nazionale”.

La direzione nazionale “considera estremamente preoccupante lo stato di crisi del Ssn, costretto tra definanziamento progressivo, federalismo di abbandono, mortificazione dei professionisti, iniquità crescenti a danno dei cittadini. Il collasso annunciato di un servizio sanitario nazionale e pubblico trascina con sé la fine del diritto alla salute, uno, indivisibile, proprio della persona, e del ruolo professionale dei medici e dirigenti sanitari, alle prese con peggioramento delle condizioni di lavoro, marginalizzazione dai livelli decisionali, livelli retributivi incompatibili con il peso e il rischio di un lavoro chiamato a rendere esigibile un bene costituzionalmente protetto. Continuano a mancare politiche sanitarie che diano il segno di un futuro alla sanità pubblica e il presidente del Consiglio continua a non dire quale posto assegna alla sanità nella agenda del suo Governo”. Ritiene, inoltre, che “senza risorse ulteriori non esistono le condizioni per un rinnovo del Ccnl che non sia peggiorativo dell’esistente, viste anche le voci ricorrenti di ennesima elusione dell’impegno a un sostanziale incremento del fondo sanitario, se non di ulteriori tagli”.

“Il combinato disposto di scarso finanziamento, statale o regionale, e di depredazione continua dei fondi accessori, depaupera le risorse contrattuali destinate a premiare il merito, remunerare il disagio e restituire valore al lavoro dei professionisti. Il rinnovo contrattuale deve avere come punto di partenza i fondi aziendali 2010 e la salvaguardia della Ria a partire dal 2016, prevedendo anche per il pubblico impiego la defiscalizzazione del salario di produttività e i benefici del welfare aziendale. L’aumento di produttività non può avvenire a costo zero, e il cronico problema delle liste d’attesa può positivamente giovarsi degli strumenti contrattuali esistenti opportunamente defiscalizzati”. La direzione nazionale “ritiene che il disagio lavorativo vada adeguatamente remunerato e sottoposto a limiti di età e carico di lavoro, perché incide negativamente sulla sicurezza delle cure per i cittadini e per gli operatori. Le eventuali deroghe alla normativa sull’orario di lavoro non possono essere disgiunte dalla valutazione del tasso di stabilizzazione dei precari e dei livelli occupazionali. Parole d’ordine della tornata contrattuale, dunque, possono essere: valorizzazione del lavoro professionale, limitazione del disagio lavorativo, estensione delle tutele a tipologie di lavoro diverse, costituzione di profili di carriera professionale, che includano le esperienze da precari, pari a quelli gestionali”.