Nuova interrogazione su Aifa per la trattativa segreta del prezzo di sofosbuvir

Lucio  Barani (Ala) punta il dito sulla trattativa secretata dell'ente regolatorio con Gilead per il prezzo del super-farmaco anti-epatite C e sulla gestione della vicenda. Chiesta una Commissione parlamentare d'inchiesta sulla negoziazione  

Ancora polemiche sull’operato dell’Agenzia italiana del farmaco. Questa volta con una dura interrogazione in Senato per voce di Lucio Barani (Ala) che torna a rivolgersi ai ministri dell’Economia e delle finanze e della Salute, puntando il dito in particolare sulla trattativa secretata dell’ente regolatorio con Gilead per il prezzo del super-farmaco anti-epatite C e sulla gestione della vicenda. Il senatore ha quindi chiesto di istituire una Commissione parlamentare d’inchiesta sulla negoziazione del prezzo del Sovaldi (sofosbuvir), che possa fare definitiva chiarezza sulla vicenda della trattativa riservata e verificarne l’equità e la correttezza.

“L’azienda produttrice ha realizzato ingenti profitti ed è stata oggetto di pesanti critiche per il costo elevato del farmaco nel nostro Paese – commenta Barani – al contrario di quanto avviene in Paesi come l’Egitto e l’India, divenute mete di una sorta di triste, ma necessario, “turismo terapeutico”. Nella negoziazione del prezzo del farmaco innovativo per la cura dell’epatite C, il sofosbuvir, l’Aifa, secondo Barani, avrebbe assunto una trattativa secretata che, invece di garantire un prezzo accessibile al farmaco, si sarebbe conclusa con la determinazione di un altissimo costo del farmaco, tale che un ciclo di cura completo costa poco meno di 40.000 euro per paziente, con un effetto molto negativo sulla spesa farmaceutica del Servizio sanitario nazionale, che vira sempre di più verso il rosso intenso. “Mentre in Egitto, con l’accordo stipulato dal ministro della Salute egiziano e la stessa casa farmaceutica, il costo del farmaco è tale che un ciclo completo costa poco più di 800 euro. Quindi, in Italia, una cura completa per portare alla guarigione un paziente, rispetto all’Egitto, costa il 5.000% in più. Senza considerare che l’Italia è uno dei Paesi europei con il maggior numero di malati di epatite C”.

Tenuto conto dei gravissimi riflessi dell’elevato costo del farmaco sulla salute pubblica e sulla stessa sopravvivenza di centinaia di migliaia di pazienti, Barani sollecita l’istituzione di una Commissione parlamentare d’inchiesta sulla negoziazione del prezzo del medicinale. Inoltre chiede di sapere se i ministri non ravvedano gravi profili di illegittimità, relativamente alla trattativa secretata, che parrebbe non rispondere ai principi delle peculiari normative del nostro Paese (trasparenza, accessibilità alle cure, volume stimato di vendita), ma sembrerebbe violarle. Ma anche “se non ritengano che un’eventuale sottostima del numero dei soggetti affetti da epatite C nel nostro Paese abbia fatto lievitare notevolmente il prezzo contrattato dai vertici Aifa con la Gilead nella negoziazione del farmaco – continua Barani – e che tale sottostima, in dispregio a tutti i dati epidemiologici all’epoca disponibili non possa configurare ipotetici profili di dolo; se non riscontrino la possibile sussistenza di profili di responsabilità amministrativa e penale in capo al direttore generale dell’Aifa, Luca Pani, e al presidente, Mario Melazzini”.

In finale quindi il Senatore si chiede se alla luce dei fatti sia il caso che anche il ministro della Salute “si debba dimettere dall’incarico ricoperto, considerata, l’inadempienza nell’esercitare l’attività istituzionale di vigilanza e controllo sull’operato dell’Aifa. Sarebbe opportuno sensibilizzare l’Autorità nazionale anticorruzione – conclude Barani – attenta a occuparsi da giorni di stipendi pubblici, che necessariamente sono sottoposti alla trasparenza, ma che non sembra ritenere necessario controllare l’Aifa, che gestirebbe, con trattativa secretata, ciò che per il Paese comporterà, in totale, una spesa di ben 60 miliardi di euro”.