Usa, la UnitedHealth taglia la copertura di alcuni farmaci tra cui la Lantus

A partire dal prossimo anno una delle assicurazioni più importante del Paese non rimborserà più alcuni farmaci di marca – tra cui l’insulina marchiata Sanofi; mentre nel Regno Unito il Nhs taglia su medicinali considerati salvavita

Dal Regno Unito agli Stati Uniti nuovi taglia sui farmaci. A partire dal prossimo anno infatti negli Usa la UnitedHealth Group una delle assicurazioni più importanti del Paese non rimborserà più alcuni farmaci di marca – come l’insulina Lantus prodotta da Sanofi – rafforzando il trend dei payers che stanno cercando di dirottare le prescrizioni verso i prodotti a prezzi più bassi, come ha riferito la Reuters. Stesso movimento della Cvs Health che lo scorso mese ha sostituito la Lantus con il nuovo biosimilare della Lilly. Secondo gli analisti della Jefferies, comunque, l’impatto sulle vendite in seguito all’esclusione della Unite dovrebbe essere inferiore a quello della Cvs, perché la prima copre circa 15 milioni di persone, mentre la seconda 19 milioni. La United ha anche afefrmato di voler escludere dalla copertura Neupogen di Amgen, a favore di Zarxio, un biosimilare venduto da Novartis

“Siamo delusi per la decisione – ha spiegato Sanofi – è un peccato non lasciare scelta ai medici. Avevamo previsto questo tipo di decisione, e ora stiamo trattando con altre organizzazioni americane affinché tengano Lantus nelle loro liste.”

Contemporaneamente nel Regno Unito un’organizzazione non governativa accusa il sanità pubblica di uccidono indirettamente più di 1000 donne all’anno colpite da cancro al seno. La polemica ripresa dal Times, denuncia in particolare come la scure dei pagamenti dell’Nhs, il sistema sanitario nazionale del regno, si sia abbattuta su medicinali considerati salvavita – o per lo meno in grado di allungare in modo significativo le prospettive di sopravvivenza delle pazienti – il cui costo medio giornaliero per singola unità viene calcolato in non più di 19 pences, circa un quarto di euro. Il riferimento è a una categoria di farmaci a basso costo (i biofosfati) nati per trattare le osteoporosi, ma che secondo ricerche recenti possono avere un impatto significativo anche sul cancro al seno, con una riduzione della mortalità a 10 anni calcolata in un 20% di casi, rafforzando le ossa e frenando la possibile diffusione di cellule tumorali. Farmaci che tuttavia, come denuncia una delle maggiori associazioni di oncologi britannici, non è più prescrivibile a livello di routine, essendo ormai finanziato dall’Nhs solo per l’uso originario, nell’ambito dalla “ottimizzazione” dei fondi decisa dopo gli ultimi tagli alla sanità dei governi conservatori. Secondo l’ong Breast Cancer Now, questo significa che circa 27.000 donne con il cancro al seno sono private oggi di tali farmaci sull’isola. E che si “condannano a morte” ogni anno circa 1.180 pazienti in teoria possibili da salvare.