Fecondazione assistita: nel Lazio una rete di 31 centri per abbattere le liste d’attesa

Presentato oggi un provvedimento per la creazione di un parco di centri specializzati nella Pma. L'obiettivo è abbattere le liste d'attesa ed evitare l'emorragia di pazienti verso la vicina Toscana

La Regione Lazio ha in progetto di creare un “parco” di trentuno centri fra pubblici e privati per migliorare l’offerta della fecondazione assistita e ridurre le liste d’attesa.

Il provvedimento, che sarà ultimato in base al decreto sui Livelli essenziali di assistenza (Lea), è stato presentato da Vincenzo Panella, responsabile della Direzione regionale salute e politiche sociali: “Siamo in fase avanzata di elaborazione e il testo verterà su tre questioni: il fabbisogno di prestazioni, i requisiti ulteriori per l’accreditamento dei vari centri e le regole per utilizzare i fondi previsti dalla legge 40”.

Al momento nel Lazio ci sono 31 centri autorizzati. Di questi, ventuno già confermati, mentre dieci ancora in fase di accreditamento finale. Secondo le stime, il fabbisogno individuato è di circa 500 cicli l’uno. Per le tempistiche di emanazione del decreto, dalla Regione prevedono qualche mese.

Il modello da prendere in esame è quello toscano, dove i centri privati assorbono buona parte delle liste di attesa dei centri pubblici. Il riferimento alla Toscana non è casuale. “Si pensi che finora in Toscana la metà dei pazienti che si rivolgono al privato risulta di provenienza laziale – ha detto Rocco Rago, responsabile della Uosd di Fisiopatologia della riproduzione e Terapia della sterilità dell’ospedale “Sandro Pertini” di Roma – Nel Lazio abbiamo un fabbisogno di 10/12 mila cicli annui, ora se fanno 6 mila”. Secondo Rago le strutture pubbliche dovranno essere il punto di riferimento dell’apparato per le fecondazioni assistite, ma coadiuvate dagli enti privati che dovranno fungere da “cuscinetto” per bloccare l’esodo al di fuori della regione. “Ma alcune prestazioni – ha continuato Rago – tipo quelle relative all’oncofertilità, le vedo prettamente in ospedale, dove si curano i tumori e dove si deve trovare un percorso di preservazione della fertilità”.

Sui costi dell’operazione si esprime, invece, Alessio D’Amato, responsabile della Cabina di regia per Ssr laziale: “Mi auguro che la legge di stabilità non produca un effetto freno: applicare i Lea ha un costo, le Regioni l’hanno stimato e all’interno c’è la Pma. Intervenire su questo significherebbe creare difficoltà in un momento in cui la macchina sta ripartendo”.