Epilessia farmaco-resistente: studio RiMED, Umberto I e Università Amsterdam su efficacia cannabis

Pubblicati su “Epilepsia Open”, rivista ufficiale della International League Against Epilepsy, il risultati delle analisi sul meccanismo d'azione di un cannabinoide ancora poco conosciuto e studiato, la cannabidivarina

Cannabis per la cura delle epilessie farmaco-resistenti. A suggerirne l’utilizzo – grazie all’individuazione in laboratorio della molecola “cannabidivarina” – sono i risultati di uno studio traslazionale frutto di una collaborazione tra Fondazione Ri.MED, Policlinico Umberto I di Roma, Università “La Sapienza” e Università di Amsterdam, pubblicato su “Epilepsia Open”, rivista ufficiale della International League Against Epilepsy, da cui è emerso che la somministrazione controllata di cannabis in un paziente fortemente farmaco-resistente ha ridotto in maniera significativa il numero e la gravità delle crisi epilettiche, senza effetti collaterali, migliorando anche la performance cognitiva.

L’epilessia è una condizione patologica caratterizzata da una anormale attività elettrica del sistema nervoso centrale: nelle situazioni più gravi può rendersi necessario il ricovero e il trattamento in regime di rianimazione. Nonostante negli ultimi anni le possibilità di terapia farmacologica siano aumentate, circa il 30% di questi pazienti risulta essere farmaco-resistente: per loro l’unico approccio possibile è quello chirurgico, con la rimozione del focus epilettogeno, effettuabile solo in casi selezionati.  Il caso clinico descritto nello studio – che sarà presentato  in anteprima dal primo co-autore, Pierangelo Cifelli,  in occasione del decimo Simposio Scientifico annuale della Fondazione Ri.MED, in programma lunedì 17 ottobre a Palermo – riguarda un ragazzo affetto da una forma molto grave di epilessia (encefalopatia epilettica) con decine di crisi epilettiche al giorno refrattarie alle terapie farmacologie e sottoposto anche a terapia chirurgica senza ottenere benefici.

La decisione autonoma dei familiari di ricorrere alla somministrazione di cannabis sotto forma di tisana ha determinato nel giro di pochi giorni una significativa riduzione delle crisi epilettiche inducendo i ricercatori ad effettuare presso il reparto di epilettologia del Policlinico Umberto I  i test sulle concentrazioni ematiche di diversi cannabinoidi fino all’individuazione del meccanismo d’azione di un cannabinoide ancora poco conosciuto e studiato, la cannabidivarina. “Nello specifico – spiega Cifelli –  abbiamo dimostrato come questa molecola, priva di effetti psicoattivi, sia in grado di modulare la risposta GABAergica mediata dai recettori GABAa. I risultati di questo studio aprono interessanti prospettive. E’ importante proseguire le ricerche sui potenziali terapeutici dei fitocannabinoidi, in modo da colmare il gap scientifico degli ultimi 40 anni”.

Grazie ad un accordo tra Ri.MED e l’Università La Sapienza, Cifelli svolge attualmente la propria ricerca presso il Dipartimento di Fisiologia e Farmacologia del Policlinico Umbreto I, dove sono in corso progetti di studio sulle interazioni tra farmaci antiepilettici e fitocannabinoidi e il loro possibile utilizzo nelle epilessie infantili fortemente farmaco resistenti con l’obiettivo della messa a punto di una terapia completa, basata su più farmaci.