Antibiotico resistenza: nel 2018 primo riscontro sulle strategie Onu per contrastarla

Saranno valutati due anni di contrasto alle patologie dei superbugs. Ma non mancano le critiche al piano d'azione delle Nazioni Unite stilato durante la 71esima assemblea generale di settembre. Azioni troppo blande, secondo alcuni e prive di incisività.

In 193 Paesi hanno detto no all’antibiotico resistenza. Lo scorso 19 settembre, in occasione della 71esima assemblea generale delle Nazioni Unite, quasi duecento governi hanno sottoscritto un documento sulle strategie da adottare per contrastare i super batteri. Oltre alle strategie d’azione (finanziamenti, formazione dei medici, prevenzione) si prevede che nel 2018 si riunisca un organismo di coordinamento per un confronto sui progressi raggiunti in questo ambito. Considerato quello dei super batteri un problema globale la strategia da attuare per contrastarli deve essere altrettanto condivisa tra tutti.

Ma non mancano le critiche. Quello dell’antibiotico resistenza “è un problema trascurato”, secondo il Direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), Margaret Chan. Ramanan Laxminarayan, Direttore del Center of disease dynamics, economics and policy a Washington, ha lamentato, invece, la mancanza di obiettivi chiari e precisi scritti nero su bianco. Secondo la nota pubblicata oggi dall’Aifa sul suo sito, molti esperti lamentano che “gli impegni assunti dai governi per frenare l’uso degli antibiotici nelle aziende agricole e incentivare gli investimenti nella ricerca per sviluppare nuovi antibiotici, consapevolizzando, al contempo, medici e pazienti ad un utilizzo più responsabile di quelli attualmente disponibili, sarebbero ancora troppo generici e deboli”. Laurie Garrett, esperta di salute al Council on foreign relations, ha commentato, invece, un articolo di The Lancet che riassume quanto è stato detto al Palazzo di vetro. Secondo lei non ci sarebbe traccia di una vera strategia, ma l’articolo esprimerebbe solo “una radicale preoccupazione”.

Preoccupazione, certo. In centocinque Paesi africani si sta diffondendo un tipo di tubercolosi resistente ai farmaci e circa duecento mila neonati muoiono a causa dei super batteri. Secondo una previsione del Regno Unito dai settecento mila casi di morte all’anno si potrebbe arrivare ai dieci milioni entro il 2050. Pesanti le ripercussioni economiche. Secondo gli esperti il 5% del bilancio dei Paesi in via di sviluppo sarà dedicato solo alla cura di patologie antibiotico resistenti.

Anche il comparto agricolo, secondo José Graziano da Silva, Direttore generale della Food and agricoltural organization (Fao), deve assumersi la sua responsabilità “sia attraverso un utilizzo più responsabile degli antimicrobici che riducendo la necessità di usarli attraverso una migliore igiene aziendale”.