Hbv: anche la Fda mette sotto accusa i farmaci per l’epatite C

L'agenzia ha indicato nove farmaci che causerebbero il ritorno della patologia e ha chiesto alle aziende le black-box warning per controllare l'efficacia della comunicazione sui possibili effetti avversi.

Sotto accusa i farmaci per l’Hcv. Fda teme il rischio che alcuni antivirali ad azione diretta usati per i trattamento dell’epatite C riattivino il virus dell’Hbv nei pazienti che l’hanno avuta. Per questo motivo l’ente regolatore americano ha richiesto alle aziende produttrici di questi farmaci il cosiddetto black-box warning, ossia le avvertenze di possibili rischi per la salute che sono indicate sulla confezione dei medicinali. Nove quelli sotto accusa, pubblicati in un documento sul sito dell’agenzia: Daklinza (daclatasvir) di Bristol-Myers Squibb, Epclusa (sofosbuvir e velpatasvir), Harvoni (ledipasvir e sofosbuvir) e Sovaldi (sofosbuvir) di Gilead Sciences, Olysio (simeprevir) di Janssen, Technivie (ombitasvir, paritaprevir e ritonavir), Viekira Pak (dasabuvir, ombitasvir, paritaprevir e ritonavir), Viekira Pak XR (dasabuvir, ombitasvir, paritaprevir e ritonavir) di Abbvie e Zepatier (elbasvir e grazoprevir) di Merck Sharp Dohme.

L’agenzia ha dichiarato che si sono presentati seri problemi al fegato e in alcuni casi anche la morte. Le medicine hanno un range di costo molto alto, tra i 54 e i 94 mila dollari per un trattamento di dodici settimane. L’Fda ha identificato ventiquattro casi di riacutizzazione dell’epatite B tra il 22 novembre 2013 al 18 luglio 2016. L’indagine ha rivelato anche la morte di due pazienti e la necessità, per un terzo, di un trapianto di fegato.

Stando sempre a quanto dichiara l’agenzia, la riattivazione della malattia non era stata riportata come evento avverso alla presentazione dei dati sui test clinici in fase di approvazione dei farmaci, perché i risultati sui pazienti malati di epatite B non erano stati inclusi. Infatti le aziende avevano presentato solo ed esclusivamente dati riguardanti l’epatite C, patologia per la quale i farmaci sono stati concepiti. L’esclusione è avvenuta in fase III di studio e solo successivamente si sarebbe proceduto in altri trial con pazienti coinfetti.
Il meccanismo attraverso il quale avviene la riattivazione della malattia è sconosciuto. Si sa solo che avviene in circa 52 giorni dall’inizio della terapia per l’Hcv. Il nuovo sfogo patologico risulterebbe da un complesso di interazioni tra risposte immunologiche all’infezione di due tipologie di virus. Con il trattamento della Hbv molti pazienti hanno rafforzato il Dna del virus e in altri hanno segnalato elevati valori delle transaminasi, malessere e affaticamento.

Ma anche al di qua dell’Atlantico sono sorti dubbi sui possibili effetti avversi di queste categorie di farmaci. Ad aprile l’Agenzia europea del farmaco  si è impegnata a rivalutare Daklinza, Exviera, Harvoni, Olysio, Sovaldi e Viekirax sul il rischio di cancro al fegato e di riattivazione dell’epatite B.