Legge di bilancio, i sindacati medici scrivono al Governo per rinnovo contratto nazionale e scongiurare i tagli

Maggiori finanziamenti, sblocco del turnover e garanzie sul contratto collettivo nazionale in vista della legge di stabilità 2017. Il comparto sanitario minaccia scioperi e proteste se il Governo non dovesse fornire convincenti risposte

Maggiori finanziamenti, defiscalizzazione del salario di produttività, welfare aziendale anche nel settore pubblico e stabilizzazione dei precari. Queste alcune delle richieste dei sindacati e associazione di settore che, nel timore che i medici, i veterinari e i dirigenti sanitari siano i grandi assenti dalla legge di bilancio 2017, hanno inviato oggi una lettera al Presidente del Consiglio, al Sottosegretario alla presidenza del consiglio, ai ministri della Salute e della Funzione pubblica e al Coordinatore delle Regioni. Anaao Assomed, Cimo, Aaroi-Emac, Fvm, Fassid (Aipac, Aupi, Simet, Sinafo, Snr), Cisl medici, Fesmed, Anpo-Ascoti-Fials medici, Uil Fpl Medici i firmatari.

“In caso di mancate o non soddisfacenti risposte nella legge di stabilità, daremo vita, dopo aver già dichiarato lo stato di agitazione, ad iniziative di informazione e sensibilizzazione di tutto il personale della sanità e dei cittadini, spiegando loro quanto fallimentari siano le scelte politiche riguardanti il Ssn ed i loro destini, finalizzate alla mobilitazione sociale e a una o più giornate di sciopero nazionale – si legge nella lettera -“Se è vero come è vero che in sanità si è tagliato anche troppo non ci saranno le condizioni per l’effettiva ed omogenea erogazione dei Lea né tantomeno per il rinnovo dei contratti di lavoro del personale della sanità”.

Dito puntato contro i tagli lineari e alle retribuzioni bloccate da sette anni. Secondo gli autori della lettera la mancanza di fondi non garantirebbe nemmeno un numero di posti letto adeguato (sotto la media europea) incidendo negativamente sulla qualità dei servizi offerti dai pronto soccorsi. Forti anche le critiche nei confronti del blocco del turnover che “produce ritmi e turni di lavoro insostenibili, mancato rispetto delle pause e dei riposi, a danno di qualità e sicurezza delle cure, milioni di ore lavorate non retribuite e non recuperabili, ferie non godute, impossibilità per i medici più esperti di trasmettere le loro competenze a quelli più giovani”.

C’è carenza di personale, lamentano i medici, e un abuso dei contratti, senza considerare che molti giovani, dopo undici o dodici anni di studio, si vedono negare “i diritti fondamentali del lavoro in un terreno di coltura per caporali pubblici e privati, alimentato anche dal fallimento del sistema formativo post laurea universitario”.

 

La lettera:

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