Farmaci anti-epatite C a basso costo: anche l’Ipasvi aderisce alla petizione

Continuano le polemiche contro i costosi farmaci anti epatite con l’adesione della Federazione nazionale dei Collegi Ipasvi, che rappresenta gli oltre 430 mila infermieri presenti in Italia, alla petizione di Salute Internazionale chiedendo che venga data l’autorizzazione alla produzione di un generico a più basso costo del farmaco

Si continua a parlare dei costosi farmaci contro l’epatite C, da molti considerata una vera e propria emergenza sanitaria. Anche e soprattutto in Italia che ha il triste primato in Europa per numero di soggetti Hcv-positivi e mortalità per tumore primitivo del fegato, con circa un milione di persone affette dal virus, di cui 330 mila con cirrosi. “Oltre 20 mila persone muoiono ogni anno per malattie croniche del fegato (due persone ogni ora) e, nel 65% dei casi, l’Hcv risulta causa unica o concausa dei danni epatici” tiene a sottolineare la Federazione nazionale dei Collegi Ipasvi, che rappresenta gli oltre 430 mila infermieri presenti in Italia, che aderendo alla petizione di Salute Internazionale chiede che venga data l’autorizzazione alla produzione di un generico a più basso costo del farmaco, rendendolo accessibile a tutti. “Se il diritto alla salute, e quindi a cure eque ed efficaci, è costituzionalmente garantito ed è ribadito anche nei recentissimi Livelli essenziali di assistenza, non ha senso che l’accesso alle cure contro l’epatite C sia regolata da questioni puramente economiche” continua.

“L’assistenza alla persona che soffre è ovvia – spiega Barbara Mangiacavalli presidente dell’Ipasvi – ed è il presupposto naturale del “prendersi cura” che rappresenta la mission della professione infermieristica, ma assistere a una sofferenza evitabile della persona senza poter agire per evitarla, pure avendo gli strumenti necessari a farlo, è qualcosa che travalica il concetto di cure uguali per tutti, di universalità ed equità dell’assistenza. E configura, oltre che un danno all’etica della professione, una vera e propria omissione di soccorso. Per questo l’Ipasvi aderisce alla petizione e per questo ritiene di dover sollecitare il Governo a perseguire la strada della licenza obbligatoria per estendere l’accesso alle terapie anti epatite C a tutti coloro che possono averne beneficio”.

Ma l’Ipasvi non è la sola a sottolineare la necessità di un intervento per quella che viene definita una vera e propria emergenza di sanità pubblica. Anche la deputata di Sinistra Italiana Marisa Nicchi, componente della commissione Affari Sociali di Montecitorio, ha presentato un’interrogazione parlamentare al ministro della Salute Beatrice Lorenzin per chiedere la produzione di farmaci a costo contenuto e garantirne l’accessibilità a tutti i pazienti che ne necessitano: “In Italia succede spesso che si possano curare soltanto i più ricchi a causa dell’elevato costo dei farmaci. L’epatite C può e deve essere considerata a tutti gli effetti un’emergenza nazionale di sanità pubblica perché non è più eticamente tollerabile che le ragioni del profitto dell’industria farmaceutica prevalgano su quelle della salute e del valore della vita di tante persone. L’Italia deve percorrere la strada dell’emergenza sanitaria per giungere a una licenza obbligatoria per i nuovi farmaci antivirali ad azione diretta contro l’Hcv. Attraverso la licenza obbligatoria è possibile produrre i farmaci anti-epatite C a costo contenuto e garantirne l’accessibilità a tutti i pazienti che ne hanno bisogno. Con una tale licenza è possibile forzare i possessori di brevetto, o di altri diritti di esclusiva, a concederne l’uso per lo Stato o per altri soggetti. Questa è la strada percorribile per superare questa vera e propria disparità di accesso alle cure”.