Ictus, l’ipotermia terapeutica riduce i rischi celebrali di circa un terzo

Raffreddare il cervello aiuterebbe a ridurre i rischi per il cervello. L'Italia è tra i primi Paesi nella nuova ricerca che coinvolge centri di eccellenza ed università a livello europeo. Si prevede di terminare le sperimentazioni in tre anni.

Raffreddare il cervello entro sei ore da un intervento da ictus può essere un trattamento sicuro e ben tollerato. Lo direbbe uno studio clinico paneuropeo di fase III guidato dalla Universitätsklinikum Erlangen e finanziato dalla Commissione europea nell’ambito del settimo programma quadro.

Eurohyp-1 (the European stroke research network for hypothermia) ha sottoposto al test sessantadue pazienti provenienti da Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Spagna e Regno Unito e i risultati di tollerabilità e sicurezza hanno soddisfatto tutti, sia medici che pazienti.  “È una notizia entusiasmante perché ci consente di proseguire la ricerca per valutare l’efficacia del raffreddamento terapeutico”, ha detto Malcolm Macleod, professore di neurologia e neuroscienze transazionali dell’università di Edimburgo, Regno Unito, nonché uno dei principali ricercatori dello studio clinico. “È lecito ipotizzare che questo trial, tra i pochissimi no-profit di queste dimensioni e interesse, possa modificare sostanzialmente il trattamento dell’ictus ischemico acuto”, ha dichiarato Francesco Orzi,
professore e direttore di Neurologia, dipartimento di Neuroscienze, Salute mentale ed Organi di senso (Nesmos) dell’ospedale Sant’Andrea di Roma e responsabile per lo studio Eurohyp-1 in Italia.

Nel nostro Paese sono previste dieci Stroke Unit in vari centri di ricerca: Università Sapienza e Cattolica di Roma, Istituto scientifico San Raffaele e ospedale Niguarda di Milano più altre atenei o strutture di Firenze, Perugia, Imperia, Genova, Pavia e Verona. Il numero di soggetti da arruolare in Italia è 230, il maggior numero tra i Paesi coinvolti.
Un’enorme mole di dati sperimentali – si legge in una nota – ha dimostrato l’efficacia dell’ipotermia nel ridurre il volume di infarto cerebrale di circa un terzo. Il raffreddamento è già ampiamente utilizzato e si è mostrato efficace nella riduzione del danno cerebrale a seguito di arresto cardiaco o di lesioni ipossico-ischemiche alla nascita”.

“Ci sono diversi tecniche per raffreddare il corpo rapidamente e con sicurezza, sostanzialmente divise in due approcci di base: endovascolare e di superficie – spiegano gli esperti – L’impiego di sonde termiche endovascolari ha il vantaggio di essere veloce e preciso nel raggiungere la temperatura, ma è lievemente invasivo. Obbiettivo dello studio Eurohyp-1 è anche di ottimizzare la procedura di raffreddamento attraverso l’introduzione e verifica di nuove tecnologie”.

“Nei prossimi sei mesi il consorzio Eurohyp-1 inizierà ad arruolare pazienti provenienti da più di trenta siti di sperimentazione negli ospedali di sedici paesi, inclusa l’Italia – ha riferito Macleod.

La conclusione dei test è prevista in tre anni.