Meeting Faam, si stimano più spese per le allergie alimentari che per le patologie croniche

In Italia ci sono 570 mila affetti da allergie alimentari di cui 270mila fra 0 e 5 anni e 180 mila fra 10 e 18 anni. Inoltre, circa 5 mila bambini sotto i 5 anni di età sono a rischio di reazioni alimentari gravi.17 milioni di persone sono affette da allergie alimentari, di cui 3,5 hanno un’età inferiore a 25 anni. Numeri sui quali si è discusso al 4°meeting Faam di Roma.

Si stima che il costo per la gestione delle allergie alimentari sia più alto di quello di altre patologie croniche, come il diabete, e negli  USA  è stimato aggirarsi sui 4.800 dollari all’anno”. Lo ha dichiarato Antonella Muraro dell’Azienda ospedaliera dell’Università di Padova e presidente dell’Accademia europea di allergologia e immunologia clinica (Eaaci) durante il quarto meeting sulle allergie alimentari e sull’anafilassi (Faam) che si è tenuto a Roma dal 13 al 15 ottobre. “Il costo sociale delle allergie alimentari – ha continuato Muraro – deriva da una serie di spese legate a costi diretti di gestione come l’acquisto di farmaci, alimenti senza allergeni, ricovero in ospedale e cure mediche specialistiche o indiretti come giornate di lavoro o di scuola perse, nonché perdita di produttività“. 

All’incontro di Roma hanno partecipato più di 1200 esperti tra ricercatori, clinici e operatori sanitari provenienti da tutto il mondo. Molti gli argomenti trattati, tra cui l’incidenza in aumento nei bambini, i più esposti a questo tipo di patologie. In Europa più di 17 milioni di persone sono affette da allergie alimentari, di cui 3,5 hanno un’età inferiore a 25 anni. Inoltre, l’8% delle persone affette da un’allergia alimentare è esposto al rischio di essere colpito da una grave reazione che può condurre anche alla morte. Le reazioni allergiche di natura alimentare sembrano inoltre essere in aumento soprattutto fra i bambini. Nel Regno Unito e in Australia c’è stato un incremento del 700% negli ultimi 12 anni del numero dei bambini di età compresa fra 0 e 14 anni che sono stati ricoverati in ospedale per anafilassi alimentare.

In Italia i pazienti che soffrono di allergie alimentari di età compresa fra 0 e 18 anni sono  in totale circa 570.000, di cui 270.000 fra 0 e 5 anni e 180.000 fra 10 e 18 anni. Inoltre, circa 5000 bambini sotto i 5 anni di età sono a rischio di reazioni alimentari gravi.

Al meeting non erano presenti solo allergologi, pediatri e gastroenterologi, ma anche tecnologi alimentari, rappresentanti dell’industria e associazioni dei pazienti. Un approccio olistico, insomma, a 360 gradi.

Eaaci, insieme all’European association of general practioners (Uemo), ha illustrato gli aggiornamenti dell’attuazione pratica delle linee guida sulle allergie alimentari e anafilassi: “I medici di base sono in prima linea nel riconoscimento dei pazienti che soffrono di allergia alimentare – ha sostenuto ancora Muraro – e solo rafforzando la collaborazione con questi professionisti della sanità saremo in grado di identificare rapidamente la patologia e quindi di gestire appropriatamente anche le reazioni allergiche acute”.

Ma non si è parlato solo di buone pratiche. L’attenzione degli esperti si è concentrata anche sulle normative europee che regolano il settore alimentare. Da dicembre 2014 il regolamento Ue n.1169/2011 sull’informazione sugli alimenti ai consumatori prevede l’obbligo della presenza degli allergeni all’interno della lista degli alimenti. Se, da un lato, ciò aiuta i consumatori che soffrono di allergie alimentari ad evitare alimenti problematici, dall’altro, si è sostenuto al meeting, si è assistito ad un proliferare di etichettature cautelative che hanno confuso i pazienti ed ulteriormente ristretto le loro scelte alimentari. In relazione a questo argomento, è stata discussa una nuova proposta per regolare le cosiddette etichette “può contenere” ed è stato inoltre fornito un quadro generale sulle leggi internazionali in materia. “L’influenza della legislazione dell’Ue sulle attività ordinarie del settore dell’industria alimentare e l’impatto sui consumatori che soffrono di allergie sono enormi – ha detto Clare Mills, co-president di Faam 2016 e coordinatrice di iFaam – Pertanto, tutti gli stakeholder dovrebbero essere consapevoli delle attività delle Autorità di regolamentazione, comprese le raccomandazioni volontarie di risk-assessment formulate dall’industria”.