Depressione, per una terapia personalizzata ecco cinque nuovi parametri da considerare

Dati genetici, biomarcatori, neuroimaging cerebrale, tipologia di depressione e resistenza alle cure. Durante la conferenza stampa di presentazione del convegno "La depressione" organizzato dalla Sip si è parlato di rinnovare i target su cui concentrare l'attenzione degli specialisti nella cura della malattia.

Serve una precisione “chirurgica” per curare anche le malattie psichiatriche. L’auspicio degli esperti è questo e oggi, durante la conferenza stampa organizzata a palazzo Pirelli a Milano per la presentazione del convegno “Le depressioni” che apre domani, questo concetto è stato ribadito. “Gli antidepressivi sono molti e non sono tutti uguali – ha spiegato nei giorni scorsi Claudio Mencacci, presidente della Società italiana di Psichiatria (Sip) – e sebbene non esistano ancora “pallottole d’argento” efficaci con certezza sul singolo caso, dobbiamo puntare a una medicina di precisione che massimizzi i risultati con i minimi effetti collaterali”. Le terapie oggi vengono personalizzate solo sulla base di pochi parametri “artigianali”, non sempre basate su dati scientifici. Di fatto “non si utilizza un algoritmo preciso per la prescrizione e l’estrema variabilità dei farmaci impiegati lo dimostra”. Per migliorare le cure si è pensato a cinque nuovi parametri. Dati genetici, biomarcatori, neuroimaging cerebrale, tipologia di depressione e una maggiore probabilità di resistenza alle cure. Saranno da valutare, ad esempio, il citocromo P450 che è un enzima che metabolizza i farmaci e che agisce più o meno velocemente in base al funzionamento metabolico del paziente permettendo così di capire quale terapia è meglio usare. Da tenere sotto controllo i livelli ematici di un biomarcatore come la proteina C reattiva, che possono indicare una maggiore o minore efficacia di alcuni antidepressivi. Poi c’è la tipologia della patologia. Perché di depressioni non c’è un solo tipo; melanconica, ansiosa oppure atipica per citarne alcune. I sintomi, poi, sono tanti. Insonnia, traumi, sindrome di stress post traumatico o sintomi psicotici lievi che possono indicare la maggiore probabilità di resistenza alle cure e l’opportunità fin da subito di un trattamento intensivo.
La malattia colpisce 33 milioni di persone in Europa ed è prossima, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, a superare una delle patologie croniche più diffuse, quella cardiovascolare. A livello mondiale 400 milioni di persone sono affetti da disturbi psichici ed è la terza causa di disabilità mondiale con un costo pari a ottocento miliardi di dollari. La fiducia dei pazienti nei farmaci è alta (77%), ma il problema si annida nel mantenimento della terapia e nell’accesso alle cure. È risaputo che un terzo dei pazienti non accede ai servizi. In Italia la prevalenza a dodici mesi è tra il 7% e il 10% cioè oltre quattro milioni di italiani. L’incidenza della patologia è superiore per il sesso femminile forse perché, suggerisce Francesca Merzagora, presidente dell’Osservatorio nazionale sulla salute della donna (Onda), molte donne sono caregiver di persone malate e a loro volta subiscono gli effetti negativi della patologia. Secondo lei, le malattie depressive sono seconde solo ai tumori ad impatto sulla qualità della vita. Il 70% dei pazienti finisce per isolarsi e il 30% soffre di disturbi della sfera cognitiva come difficoltà a prendere decisioni, scarsa attenzione e concentrazione.
La patologia ha un’alta percentuale di ricaduta e può colpire anche i giovanissimi. La fascia di età tra i 15 e i 19 anni è quella più a rischio.