La Russia prova ad attrarre le farmaceutiche straniere con incentivi e grandi prospettive di crescita

Dibattito a Milano organizzato in Assolombarda alla presenza del Ministero dello Sviluppo economico russo. Imprese italiane in prima fila per valutare gli investimenti nelle Zone economiche speciali (Zes)

Entro il 2020 il 50% dei farmaci distribuiti in Russia dovrà essere prodotto in loco. A tal scopo, ma non solo, il governo federale sta incentivando gli investimenti stranieri con misure straordinarie (una su tutte la detassazione totale per dieci e anni) particolarmente concentrate nelle cosiddette Zone economiche speciali (Zes). Una di queste – Kaluga, meno di cento chilometri a sud ovest di Mosca – è dal 2011 sede del più importante cluster industriale farmaceutico russo. Qui si è passati da un volume di produzione pari a 7,4 miliardi di rubli nel 2012, ai 19 del 2015 (più 49% rispetto all’anno prima). Per tacere dei 23 previsti per il 2016 e addirittura 48 stimati a fine 2017. Nell’area già sono presenti imprese multinazionali straniere tra le quali AstraZeneca, Novo Nordisk, Stada e Berlin Chemie-Menarini. Altre fiutano l’opportunità e stanno studiando la fattibilità dell’investimento, soprattutto per la produzione conto terzi (molte le aziende locali già certificate GMP) e la distribuzione.
Di questo si è parlato oggi a Milano nel corso di un incontro B2B organizzato in Assolombarda, in collaborazione con la Confindustria Russia e il ministero dello Sviluppo economico russi e il coordinamento della società di consulenza Livolsi-Conforti & partners. Spiega il direttore generale Alberto Conforti: “Dal 1 aprile scorso a oggi 15-16 ci sono circa imprese italiana interessate (non solo farma, n.d.r.) di cui circa il 50% ha già superato la prima fase di approfondimento. Le possibilità di investire, pure nel perdurare del regime di sanzioni, sono concrete se il progetto è molto bene definito, condiviso con le istituzioni e realizzato insieme a un partner russo. Altrimenti diventa assolutamente velleitario”.
Non sono del tutto noti i tempi e i costi della registrazione di un farmaco in Russia. Stando alle informazioni rese a Milano da Vitaly Milyavskiy Direttore Generale delle Zone Economiche Speciali del Ministero  dello Sviluppo Economico Russo, i test clinici necessari vengono conclusi entro un anno, un anno e mezzo al massimo. Tuttavia, uno sportello unico e un manager dedicato h24 a ogni potenziale investitore straniero permette si ridurre al massimo ogni tipo di lungaggine burocratica. Massima collaborazione anche sulla provenienza dei capitali dei partner “indigeni”: lo Stato russo garantisce in proprio, mettendo a disposizione “imponenti” sistemi di sicurezza e permettendo di effettuare l’audit finanziario da parte delle imprese estere.
Significative le manifestazioni di interesse da parte da aziende italiane (tra queste Kedrion, Doppell, Lisapharma) raccontate a Milano. Tra queste Corden Pharma (gruppo Icig) che fattura 660 milioni di euro nella chimica fine e 345 nel farma (1700 dipendenti). Produce high potents/oncologici, antibiotici, peptidi, iniettabili e small molecules in undici stabilimenti tra Europa e Usa di cui 9 in GMP. Oggi è a caccia di un partner russo per packaging, registrazione e distribuzione di un anestetico iniettabile, leader di mercato, il quale abbia già un buon posizionamento e possibilmente un proprio portfolio di farmaci analoghi.
Anche Bracco è in prima linea ma al momento per accordi di distribuzione. Spiega Fabrizio Grillo, General Affairs & International relations director dell’azienda milanese, tra i leader mondiali della diagnostica radiologica. “Quello russo è un mercato di grande prospettiva, nel quale vorremmo rafforzare la nostra presenza. Cerchiamo uno-due distributori in esclusiva molto introdotti sul mercato ospedaliero e in particolare nelle radiologie. La nostra proiezione di crescita al 2020 è del +15% nel segmento XRay e del +14% in quello delle MRI. Un’aspettativa alta, se consideriamo che altrove varia tra il 7% e il 10% al massimo”.