Antibiotici, Ocse: consumi e resistenza in aumento. Italia tra i Paesi meno virtuosi

I nuovi dati dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico sul fenomeno. Il nostro Paese al terzo posto per resistenza (raddoppiata in 10 anni) e al sesto per consumi con 27,8 dosi giornaliere ogni mille abitanti

Resistenza agli antibiotici in Italia

La resistenza dei super batteri agli antibiotici avanza. Soprattutto in Italia, dove è più che raddoppiata in dieci anni. A dirlo è un nuovo report dell’Ocse, l’organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, che fotografa l’andamento del fenomeno tra il 2005 e il 2014: l’antibiotico-resistenza è cresciuta in quasi tutti i Paesi Ocse (23 su 26) con un incremento medio del 5%. Ma è cresciuta molto di più nel nostro Paese: da una prevalenza intorno al 17% nel 2005 a circa il 33% nel 2014. Con questi numeri l’Italia si piazza al terzo posto tra i Paesi Ocse, preceduta da Turchia e Grecia.

Quanto al consumo di antibiotici, il cui uso inappropriato è tra la principali cause che determinano lo sviluppo di resistenze tra i germi, l’Italia si colloca al sesto posto. Con un dato comunque ben oltre la media: nel 2014 il consumo di antibiotici nei paesi Ocse è stato di circa 20,5 dosi giornaliere per mille abitanti (+4% rispetto al 2005). Il dato registrato in Italia è, invece, del 27,8. In aumento rispetto al 26,2 del 2015.

L’antibiotico-resistenza – ricorda l’Ocse – pesa come un macigno sulla sostenibilità dei sistemi sanitari e mette a rischio la salute di chi contrae infezioni. A livello globale, circa 700mila morti potrebbero essere causate ogni anno dai super batteri che non temono più le terapie disponibili. Gli ospedali spendono in media da 10mila a 40mila dollari per trattare un paziente colpito da batteri resistenti. Senza tralasciare costi indiretti e perdita di produttività legati a malattia e assenza dal lavoro.

La resistenza agi antibiotici nei Paesi Ocse

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